venerdì 29 maggio 2015

La rete del consulente: creare valore tra i propri clienti sfruttando le sinergie






Si parla sempre più spesso di reti di imprese: verticali, orizzontali, sinergiche con tutto quello che questi aggettivi vogliono dire (per me verticale vuol dire di filiera, orizzontale tra aziende concorrenti per fare più volumi e sinergiche tra aziende che vendono nel medesimo mercato ma che non sono tra loro concorrenti).
Voglio proporre una modalità nuova, e che forse lo è solo per me:
la rete del consulente
No, non è il solito collegamento tra professionisti alla ricerca di clienti congiunti. E' il mio modo di lavorare per dare valore ai miei (potenziali) clienti, ai miei colleghi professionisti, ai miei fornitori e a chi conquista la mia fiducia.
Lavoro infatti con molte aziende e quindi mi sforzo di creare sinergie tra di loro: la stima e la fiducia sono tali che credo di aiutare entrambe le imprese a trarre vantaggio da una collaborazione tra di loro.
Che si tratti di un rapporto fornitore cliente o che si tratti di seguire insieme, in tre magari, un progetto comune, penso che sia un vero valore aggiunto aiutare i miei clienti –e talvolta i miei fornitori- a conoscersi e lavorare insieme.
Bravo, dice il malizioso, lo fai per la provvigione.
Sbagli, rispondo io, perché nel momento in cui chiedo una provvigione mi espongo alla perdita di fiducia, se lo faccio invece –ed è il caso- perché credo in quello che le aziende possono darsi come valore, il mio guadagno è notevole, dato che guadagno in affidabilità, credibilità e –perché no- riconoscenza. E questo per me vale molto. Aumenta il passaparola ad esempio, ma soprattutto il piacere di lavorare.
Non sono un romantico, sia chiaro, ma sono convinto che questo valore aggiunto sia un valore di ritorno: clienti, amici, fornitori soddisfatti parlano bene di me, mi segnalano, rinnovano la fiducia sotto forma di contratto e così via.
Per me il lavoro è questo.




domenica 24 maggio 2015

Vuoi migliorare il tuo ristorante e avere più clienti? Ecco come potresti fare






Sono un cultore di coupon, Groupon, Groupalia et altri, per esplorare i ristoranti. Poiché lavoro nel settore dell’agroalimentare è una doppia ottima occasione per capire il mondo e prendere idee e spunti anche per fare proposte ai ristoratori, e per gustare una cena e scoprire ristoranti nuovi.

Ho visto evolversi il modo con cui i ristoranti usano i coupon: dopo una iniziare confusione –l’avevano preso per un modo spiccio per fare cassa mentre invece era uno strumento di marketing e promozione- veniva utilizzato per far conoscere il locale ai potenziali clienti da fidelizzare con un secondo buono, questa volta interno, che prometteva sempre uno sconto con l’obiettivo di generare una certa abitudine.
Oggi, capito che molti degli utilizzatori sono dediti al turismo gastronomico, sono utenti seriali di coupon per mangiare sempre bene e vario in locali diversi, hanno iniziato ad offrire cene di alto livello a costi non bassi (da 19.9 anche a 59.9 ma con vera qualità) per riempire il locale e coprire i costi fissi come primo obiettivo. Se poi i clienti ritornano, meglio.

Detto questo, frequentando tanti locali, ho capito sempre meglio quali sono i problemi, limiti, errori in termini di organizzazione e comunicazione che affliggono i ristoranti.

Prendi un bel locale in centro a Milano che offre una gustosa cena ad un prezzo non economico. Arriviamo alle 20.30, ci accolgono molto bene, ci offrono un tavolo elegante, prosecco di benvenuto, scelta tra il menu concordato e poi… il vuoto. Oltre un’ora di attesa tra primo e secondo, abbiamo rinunciato al dolce dopo 40 minuti di attesa (per un sorbetto e una cassata). Il personale gentilissimo, ma totalmente inadeguato, si aggirava tra i tavoli chiedendo ai commensali “che cosa vi dobbiamo portare?” “a che punto siete della cena?”, sbagliavano a servire i tavoli.
La cucina sembrava allo sbando: l’ordine di servizio ai tavoli accidentale, non rispettava la regola first in first out. Siamo arrivati al ridicolo quando la coppia accanto a noi –entrambi avevano ordinato la medesima portata- sono stati serviti a distanza di 10 minuti!

Ecco, mi sono chiesto: serve mica un occhio esperto, non di cucina, ma di marketing e organizzazione, che faccia il commensale misterioso per dare consigli su come promuoversi e come servire meglio i clienti?
Se vi interessa… scrivete! Accetto anche cambio merce: una (o più cene) a fronte di una analisi con consigli di intervento.

per contattarvi scrivi a info@adwice.it



venerdì 8 maggio 2015

E' scoppiata la lotta tra CEO e Content marketing?





Mi capita spesso lavorando con PMI italiani di vedere preventivi proposti loro per il rinnovo del sito. Preventivi che includono una elevata quota per attività di indicizzazione e per altri servizi nel mondo SEO.
Vorrei quindi proporre una riflessione su questo argomento.
Non ho nulla  contro SEO si intende né tantomeno contro Google.
Il punto da affrontare seriamente è un altro: mi serve investire in questo campo? O mi conviene di più investire in un blog fatto bene e in attività di content marketing? O in tutte e due?
Già porsi queste domande è decisivo. 
Per darsi delle risposte è bene capire alcuni punti chiave:
  1. SEO vuol dire farsi venire a cercare, stare sulla soglia della propria bottega e aspettare che qualcuno cerchi ciò che offro.
  2. Blog o content marketing vuol dire andare a mettersi in mostra là dove la soluzione è utile e forse non ancora chiara, ma è molto chiaro il problema.
Evidentemente la strada da scegliere dipende da cosa propongo e quale sia la mia strategia.
Faccio un esempio: lavorando con una centro scolastico non statale, che al suo interno propone dal nido fino al liceo, ho suggerito una attività SEO per il nido e la materna -effettivamente si cerca anche su Google questo ordine di scuole- e ho invece suggerito una pubblicità su Facebook e altri social media, basata sul contenuto, per i licei, che a mio parere difficilmente vengono cercati attraverso Google.
La principale domanda da farsi è questa: è ipotizzabile che un cliente cerchi una soluzione che io posso fornire "googolando"? Se la risposta è no, inutile investire in SEO, molto meglio lavorare di content marketing e social media marketing.
Che cosa ne dite?

lunedì 20 aprile 2015

L'esperienza strumento per lanciare le PMI



Ho pubblicato qualche tempo fa una breve nota, un sintetico post sull'esperienza direttamente su Linkedin ottenendo diversi commenti. Tra questi quelli più attenti e interessanti sono stati quelli di Giuseppe Cavazzana per cui mi è sembrato utile chiedergli un contributo per questo blog. Giuseppe, che è consulente esperto di management, ha accettato. Ecco che cosa ne è venuto fuori.

a) Quali sono le difficoltà maggiori che devi risolvere nella tua professione per portare sintonia tra le generazioni? 


La velocità sempre maggiore dei cambiamenti geo politici, sociali e tecnologici rende sempre maggiore il distacco tra le generazioni. La sintonia dipende in primo luogo dalla comprensione reciproca e dalla condivisione di valori e visone aziendale. Oggi, prima di affrontare le classiche problematiche di competitività tra figli e genitori o tra giovani e anziani colleghi, occorre superare la barriera della reciproca incomprensione e della differente percezione della realtà circostante. 

b) Quali le ricchezze che "anziani" e "giovani" possono portare all'azienda? 


Gli apporti di giovani e anziani nelle aziende sono molteplici ed abbondanti, è il rovescio della della medaglia positivo, rispetto al punto precedente. gli anziani, stimolati dal veloce cambiamento, filtrano e affinano le migliori capacità ancora attuali e, di fronte al nuovo, sanno intuire ed evitare molti errori e rischi a cui i giovani si esporrebbero con facilità. I giovani sono abili e pronti nel cogliere le opportunità, utilizzare le nuove tecnologie, affrontare le difficoltà senza pregiudizi e senza rimpianti per un passato che non può più ripresentarsi. 

c) Che cosa è "esperienza" per te? 
Ritengo ci siano due modi di vedere l’esperienza, nei confronti di se stessi e nei confronti del mondo circostante. Il primo è la conoscenza delle proprie capacità e dei propri limiti, sapere cosa meglio si è ingrasso di fare e cosa invece evitare, come e quando ottenere i migliori risultati con il minor rischio di insuccesso. Il secondo è la conoscenza del mondo che ci circonda, sempre uno strumento valido di supporto alle nostre decisioni, ma forse meno che in passato a causa della rapidità dei cambiamenti e dello scenario attuale, in gran parte sconosciuto a tutti, in quanto nuovo. 

d) Che cosa serve di più alle PMI italiane oggi? 
Oggi serve maggiormente saper pianificare l’attività delle aziende, anche medie e piccole e micro, familiari o meno che siano. nei periodi facili, quando l’economia tira, pianificare sarebbe facile, ma è così facile che i più ritengono che sia superfluo. Nei periodi difficili, come l’attuale cambiamento epocale più dei precedenti periodi di semplice crisi, quasi tutti dicono che è impossibile pianificare, in questo modo si bruciano le risorse su vaghe speranze di soluzioni che arriveranno da sole. La mia esperienza, con centinaia di aziende incontrate negli ultimi trent’anni, è che maggiori sono le difficoltà e le incertezze, maggiore deve essere l’impegno a pianificare obiettivi sostenibili impiegando le risorse realmente disponibili con lungimiranza. 

e) Quali gli errori più gravi che hai visto accadere nella tua esperienza? 
L’errore fondamentale che ho riscontrato è forse che ciascuno in azienda vuole fare di testa propria, in buona fede indubbiamente, per far meglio, per rimediare agli errori di chi comanda, ma, poverino, non può vedere tutto e sapere tutto, così le “risorse umane” si disperdono, le strategie so modificano o si vanificano del tutto. Penso sia il rovescio della medaglia della geniale creatività di noi italiani: siamo i migliori ad inventare nuovi prodotti ed a superare le difficoltà del momento, ma non riusciamo a gestire la normalità ed a realizzare autentiche economie di scala lavorando in gruppo, rispettando metodologie e gerarchie. 

f) Dacci tre semlici consigli per le PMI 
- Fare rete per avere la massa critica necessaria a riuscire nel mercato globale. 
- Organizzare e pianificare le aziende per gestire economicamente la normalità. 
- Fare pianificazione finanziaria di medio periodo e rispettare metodicamente i limiti di budget.



Giuseppe Cavazzana

sono consulente di direzione dal 1984 e dal 1994 socio ordinario della Associazione Italiana dei Consulenti di Direzione e Organizzazione APCO, con la qualifica di Certified Management Consultant.


Collaboro con i miei clienti, in un rapporto di fiducia che dura in molti casi da più di un decennio, alla definizione delle strategie e alla rilevazione dei risultati ottenuti. 

venerdì 17 aprile 2015

La lezione del rugby: la fiducia



Il rugby è uno sport particolare e la sua storia è ricca di tradizioni e di leggende, di sfide e di rituali. Uno sport semplice ma allo stesso tempo complesso, dove si sfidano 15 giocatori contro 15 divisi in “avanti” e “trequarti”; con gli avanti che fanno il lavoro più sporco, quello di lotta e conquista, con i trequarti che invece corrono, esplorano gli spazi liberi per finalizzare l’azione con la meta. Ma entrambi i reparti collaborano e sono solidali in attacco come in difesa. Condurre alla meta qualcuno è una sfida avvincente e la capacità di creare fiducia è fondamentale per il raggiungimento di questo risultato. Il tutto in considerazione del fatto che si deve andare avanti ma passare la palla a qualcuno che sta dietro e che deve sempre esserci. Nel percorso di formazione di un giocatore di rugby sono due gli ambiti di creazione di fiducia da incrementare e consolidare: l’ambito personale e l’ambito collettivo. La creazione di fiducia nell’ambito personale deve trattare tutti quegli aspetti del rapporto tra l’atleta e il grado di fiducia nelle proprie capacità, aspettative, competenze; l’ambito collettivo deve trattare invece tutti quegli aspetti del rapporto tra l’atleta e il grado di fiducia verso i compagni (sia di reparto sia di squadra), verso un sistema di gioco, verso lo staff di conduzione, verso il coach. Più alto sarà il grado di fiducia verso tutte queste componenti, più elevate saranno le capacità di apprendimento e di possibilità performance elevate.
Per creare fiducia nell’ambito personale è necessario adottare e manifestare con continuità e coerenza almeno tre comportamenti: mostrare rispetto, quantificare gli obiettivi e chiedere miglioramenti.
Creare fiducia nell’ambito collettivo è un altro aspetto fondamentale. Creare fiducia tra i giocatori all’interno dello stesso reparto, all’interno della stessa squadra di gioco o nella squadra invisibile (staff) è indispensabile per il raggiungimento di risultati eccellenti. Per creare fiducia nell’ambito collettivo è necessario adottare due atteggiamenti: essere leali e mantenere gli impegni.

Il Rugby e la formazione manageriale

La fiducia è la misura della disponibilità ad abbandonarsi all’interlocutore ed è correlata con il senso di sicurezza nella ragionevole speranza che vengano date risposte positive alle proprie aspettative.
La capacità di assumere impegni, la capacità di mantenere gli impegni assunti, la capacità di riproporre gli impegni presi, consolida negli altri la fiducia nella persona e nel sistema di lavoro proposto da quella persona.

La fiducia è una delle colonne portanti della relazione con gli altri, che a sua volta governa le regole essenziali della comunicazione.



THIS IS RUGBY





Roberto Rade
Esperto consulente formatore nel campo della vendita, si pone come partner dei clienti per aiutare la forza vendita a sviluppare competenze sempre più capaci di fare la differenza La metodologia con la quale si sviluppa ogni attività d’aula segue i più moderni schemi di apprendimento del Behaviour Modelling. Le tematiche oggetto di interventi consulenziali e formativi, che per la maggior  parte dei casi sono costruite ad hoc seguendo le specificità del settore di appartenenza, comprendono:

•     Marketing
•     Tecniche di vendita base
•     Vendita complessa e BtoB
•     Tecniche di negoziazione
•     Customer service
•     Comunicazione e relazione
•     Public speaking
•     Time management
•     Leadership
•     Motivazione 
•     Problem solving e creatività
•     Team building e Teamwork
•     Coaching

giovedì 9 aprile 2015

Comincio da tre: l'unione fa rete e avventura. That's amore e il successo




Un libro, un blog, un agriturismo. Tre donne. Il caso. Ma poi esiste il caso? L'occasione per iniziare una avventura insieme. 
E' così che Elisa Formenti, la scrittrice, Chiara Selenati, la food -blogger e Monica Altobello, che gestisce l'agriturismo omonimo, si sono inventate in un progetto che ha trasformato un sogno in realtà.
Ora che un uomo si permetta di raccontare l'iniziativa di tre donne sottraendo loro la parola, non s'è mai visto e non voglio essere io il primo a farlo. Per cui, lascio alle tre brillanti imprenditrici il compito di raccontarci che cosa bolle in pentola, ricordando solo che l'appuntamento è per




Quale obiettivo vi ponete con questa iniziativa?
Elisa: Abbiamo accolto con entusiasmo l'idea di questo evento e ciascuna di noi serba la speranza di valorizzare il proprio lavoro e conoscere persone che, se hanno aderito all'iniziativa, significa che condividono le stesse passioni: lettura, natura, cucina.
Chiara: Non c'è nulla di più appagante che poter conversare con chi parla lo stesso linguaggio immerse in un'atmosfera rilassante sorseggiando caffè e gustando dolcetti preparati insieme.
Monica: Siamo convinte che ogni incontro sia un arricchimento e faremo in modo che questa esperienza sia qualcosa che apparterrà per sempre non solo ai noi tre ma a tutti i partecipanti.
Qual è il punto di contatto tra tre realtà apparentemente così diverse?
Elisa: Questo evento pareva segnato nel calendario del destino. Nasce dall'incontro in rete di tre donne, madri lavoratrici, che credono nella propria passione: la cucina (Chiara), la natura e l’ospitalità (Monica) e la lettura/scrittura (io, Elisa). Ci unisce la forza e la determinazione di chi ha un sogno e si adopera per realizzarlo, così come Clizia, la protagonista di That’s Amore.
Chiara: Sì e proprio nell'anno in cui l'Italia ospita l'Esposizione Universale, che verte sull’alimentazione e la nutrizione, ci rendiamo conto che anche il cibo è un elemento che ci accomuna.
Monica: Expo Milano 2015 è un’opportunità per allacciare rapporti con Paesi esteri e per dimostrare le proprie tipicità. Nella mia azienda agricola, grazie anche alle competenze di mio marito diplomato in apicoltura, produco un miele frutto della Natura che i miei ospiti possono gustare a colazione all’ Agriturismo, ai piedi della Valpolicella, contribuendo così a valorizzare il territorio della romantica Verona. Anche il nostro evento può fregiarsi del logo ExpoVeneto.it e acquisisce un valore aggiunto in un contesto internazionale che vede l’Italia protagonista. Questo evento.ci vede unite nel proporre ad altri la passione per il nostro impegno quotidiano, a volte faticoso, ma che sempre ci arricchisce come persone.
Chiara: Il cibo mi ha portato a viaggiare e a vivere per sette anni in Francia dove ho iniziato a scrivere il mio blog di cucina , che mi spinge a cercare di continuo nuovi stimoli, scoprire prodotti e culture, cimentandomi anche in ricette mai sperimentate. Il tema del viaggio è  un altro punto di contatto tra noi.

Elisa: sono appassionata di cucina al punto che è co-protagonista del mio romanzo That's Amore, bestseller in Amazon per settimane nella Top100 e tuttora a distanza di oltre otto mesi nelle classifiche di genere. La trama verte sulla tenacia e la forza di una giovane donna, Clizia, che non si arrende mai e si REINVENTA proprio nella suapassione per la cucina. 

Fare rete è possibile: come si fa?
Elisa: Da subito si è rivelato un gioco di squadra in un equilibrio dinamico. Incoraggiata da Chiara mi sono iscritta anche a Google plus e Pinterest ampliando ulteriormente i nostri contatti
Monica: La tecnologia ci ha aiutato parecchio, ricordo la nostra prima conference call via Skype: io e Elisa in agriturismo a Verona e Chiara in Friuli.
Chiara: Siamo restate connesse le une alle altre attraverso i vari social network in cui ciascuna ha continuato a comunicare nel suo stile ma con una condivisione pressoché immediata dei contenuti verso i rispettivi Followers.

Come state sfruttando la rete per promuovervi?
Elisa: La promozione in rete è tutt'altro che facile, ma anche in questo caso abbiamo unito conoscenze e competenze per consigliarci e supportarci a vicenda.
Ci siamo organizzate così da rispettare le nostre individualità mantenendoci fedeli al proprio modo di comunicare pur intessendo una rete di contatti reciproci diffondendo quanto più possibile la notizia dell’evento attraverso post e mailing list.
Chiara: Ho dato la prima spinta propulsiva e ho creato una pagina evento su Facebook e abbiamo invitato i nostri rispettivi contatti.



Monica: Mi sono resa disponibile a raccogliere adesioni e prenotazioni. Dopo pochi giorni dal lancio un gruppo di 10 amiche aveva già prenotato per poter partecipare all’evento. Ciò ha rafforzato il nostro entusiasmo e abbiamo informato del nostro vari promotori di eventi online. In segno di ringraziamento li abbiamo menzionati nella pagina principale dell’evento sul nostro sito.




Chiara Selenati è una grande appassionata di pasticceria e cucina internazionale. Carnica, 35 anni, sposata con Olivier e mamma di 2 bambini, ha vissuto 7 anni in Francia dove ha iniziato a scrivere il suo blog, diventato uno stimolo continuo per scoprire nuovi prodotti, nuove culture, provare nuove ricette ed associazioni, migliorare l’uso della macchina fotografica. Ora abita nella sua regione natale, il Friuli Venezia Giulia dove continua a condividere le sue ricette sul blog in italiano e  in francese. Il blog di Chiara è un mondo di dolcezza: le sue creazioni (in prevalenza dolci) fanno venire l’acquolina in bocca. Per lei, un piatto, oltre ad essere buono dev’essere anche bello perché prima di assaggiarlo dev’essere mangiato con gli occhi.

Elisa Formenti, veronese, 41 anni. Pratica nuoto agonistico e partecipa a competizioni nazionali. Si laurea cum Laude in Scienze Biologiche, indirizzo biomolecolare. Dal 2000 lavora nella Direzione medica di una multinazionale farmaceutica. Nel 2001 sposa Alessandro; due figli, Alice e Tommaso. Autore di pubblicazioni scientifiche e presentazioni a congressi di settore. Hobbies: leggere, cucinare, viaggiare, ma soprattutto scrivere, passione che coltiva fin da bambina. Iscritto all’ass. culturale LiberAmente e socia di EWWA. Il 23 luglio 2014 esordisce con That’s Amore, besteseller in Amazon. In pochi giorni il libro raggiunge la 62° posizione di Amazon rimanendo nella Top100 per tre settimane. La notizia viene ripresa da quotidiani locali di Verona, Roma e Bologna. Diverse trasmissioni televisive e radio invitano l'autrice a presentare il romanzo e a raccontarsi. Tuttora, a distanza di oltre otto mesi, That's Amore permane nelle classifiche di genere.

martedì 7 aprile 2015

Quando il software aiuta a scovare i talenti







La tecnologia al servizio delle aziende non serve soltanto per il marketing o per facilitare le vendite, ma anche per rendere più agevole la selezione delle proprie risorse. Nemoris è una start-up specializzata nella ricerca di software innovativi, dedicati alla direzione delle risorse umane, capaci di rendere più efficace il valore aggiunto delle persone eliminando la parte meno nobile e più meccanica del loro lavoro.
Non sto parlando del campo amministrativo, ma di quello più proprio della direzione HR: la ricerca dei talenti.
Ho chiesto ad Anna Elisabetta Ziri, una delle fondatrici di Nemoris, di raccontarci quali sono i vantaggi che le loro soluzioni offrono.

In quale modo un software non amministrativo può essere utile alla direzione del personale?

Quando come Nemoris abbiamo studiato le problematiche della gestione dei documenti ci siamo messi da un punto di vista completamente diverso rispetto ai normali gestionali.
Ci siamo detti: con i progressi che hanno fatto l’intelligenza artificiale e le tecniche dell’analisi del linguaggio naturale possibile che ancora si debbano inserire tutte le informazioni a mano, sia che si tratti di un candidato ad un annuncio che di un recruiting specialist che deve archiviare i curriculum che arrivano spontaneamente in azienda uno per uno? È così che è nato Opus, il software per archiviare, ricercare e selezionare i cv e i candidati che coadiuva la ricerca e la selezione del personale in azienda.

Quali sono le sfide che un’azienda affronta nella selezione dei candidati?

Alcuni recruiter di risorse umane ci hanno detto che per ogni annuncio di lavoro già nei primi giorni arrivano più di 400 curriculum vitae. Questo è dovuto a più fattori che sono un segno del cambiamento in corso: in tempi di crisi infatti
1) aumenta la ricerca di lavoro e quindi le candidature
2) anche i talenti che non hanno problemi di occupazione inviano candidature spontanee ad aziende per cui vorrebbero lavorare perché interessanti per il loro percorso di carriera
3) alcune professioni sono sempre più fluide, con profili misti, a meno che non sia richiesta una specifica conoscenza tecnica ci si candida anche se non perfettamente aderenti al profilo
4) c’è maggiore mobilità per cui si ricevono candidature anche da un’area geografica diversificata rispetto al passato
Il problema da parte del selezionatore è che la maggior parte delle candidature non sono pertinenti. Spesso il tempo passato nel semplice screening diventa preponderante e si mette un limite al numero di candidature ricevute e analizzate, con il rischio di ricominciare da capo al termine perché non si è trovato il candidato ideale.
Oppure si accettano candidature che provengono solo dalla sezione “lavora con noi” del sito, in cui un candidato è obbligato a compilare un form che va direttamente a riempire un database consultabile dall’azienda. Sono i famosi ATS (Applicant Tracking System) che però sono destinati a lasciare il posto a sistemi più flessibili.
Anche perché sapete cosa succede ai candidati più appetibili? Che non hanno il tempo di compilarli a meno che la posizione non sia estremamente appetibile. E quindi si candidano solo in quelli delle aziende più in vista mentre le piccole aziende hanno un flusso di candidature ridottissimo.
E gli altri, quelli che alla fine compilano candidature in serie? Fanno copia e incolla dal loro curriculum e spesso i dati presenti nel database diventano quindi disallineati rispetto ai campi del form.
Perché fare e far fare tutta questa fatica quando esiste già la tecnologia per risparmiarsela?

Mettere dei filtri alle candidature è il modo sbagliato di raccogliere dati. I filtri vanno applicati in un secondo momento. Ad esempio, se è necessario che un lavoratore viva vicino all’azienda, Opus estrae automaticamente le città di domicilio e di residenza e permette di ricercare per area geografica. Il candidato invia semplicemente il suo cv, che rimane poi a disposizione per altre selezioni ma i profili da esaminare sono comunque limitati dalle impostazioni di ricerca. E questa è solo una delle funzionalità che permettono di avere più dati a disposizione senza perdere in efficienza.

Qual è il rischio connesso con l’assumere un candidato inadatto?

Il rischio è enorme: la persona sbagliata prima destabilizza il gruppo di lavoro in arrivo, poi lo fa ancora di più nel momento che lascia. A volte si vedono processi di selezione che rimangono in attesa proprio per la paura di assumere un lavoratore di cui non si è convinti. Il problema spesso è a monte: il processo di selezione è faticoso e viene sprecato tempo in attività secondarie.
Ho un grande rispetto per chi deve valutare i candidati. È un lavoro delicato, razionale, che richiede una grande empatia e competenze trasversali senza contare l’esigenza di studiare le posizioni aperte e il mercato di lavoro continuamente. È assurdo che molta parte di queste energia sia persa in azioni meccaniche come la raccolta dei dati o la gestione pratica del processo di selezione.

Quali criteri seguono le aziende nei percorsi di selezione?

Siamo davanti ad un cambiamento epocale. Stiamo passando da una visione fordiana del lavoro, settoriale e iperspecializzato, ad una selezione in cui, fatte salve alcune competenze necessarie, si sceglie una persona per il suo potenziale.
Faccio un esempio nel mondo del software, di cui faccio parte e che si evolve così velocemente: quando seleziono uno sviluppatore, sicuramente devo controllare che abbia le competenze che mi servono in quel momento, ma devo anche verificare se sarà in grado di aggiornarsi secondo le tecnologie che cambiano. Fino a qualche anno fa chi avrebbe pensato che la produzione di APP sarebbe stata così preponderante? Devo avere in azienda persone che possano evolvere. Per quello è importante non solo vedere le competenze specifiche ma anche se sono presenti altre skill analoghe, che indicano una persona flessibile e curiosa, che si tiene aggiornata. Da questa prospettiva un profilo professionale diventa tanto più forte non solo accumulando anni di esperienza ma anche altre competenze nella stessa area professionale ma “contigue”.
In Opus abbiamo lavorato moltissimo per tenere conto di questo fattore, infatti ordiniamo i risultati delle ricerche in modo da mettere ai primi posti chi più si avvicina ad un profilo a tutto tondo rispetto alla richiesta, prendendo in considerazione anche le competenze aggiuntive anche se non richieste immediatamente.

In che modo Nemoris può essere una risorsa per le imprese?

Noi coccoliamo i nostri clienti. Cerchiamo di entrare nella loro testa, capire i loro processi, in modo da fornire loro il software più semplice da usare possibile, che porti ad un risparmio di tempo ed eviti azioni noiose e ripetitive. Chi gestisce le risorse umane ha bisogno di tool semplici che supportino, non siano un ulteriore peso.
Davvero bisogna fare un corso di formazione ad ogni nuovo selezionatore perché impari le idiosincrasie dei software di recruitment? Siamo nel 2015, l’epoca in cui si prende in mano lo strumento e si mette nella pila di carta da riciclare il manuale allegato. Opus non ha bisogno di corsi di formazione: carichi i curriculum e sei subito operativo. Fa anche questo parte di quel processo di risparmio di tempo e risorse che promettiamo ai nostri clienti.

Che servizi fornite?

Il nostro focus è utilizzare le tecniche semantiche e di machine learning che già si usano massicciamente nel web per archiviare automaticamente file e testi. Sono anni ormai che i moderni motori di ricerca ci insegnano “non organizzare, trova!” ma nelle aziende questo concetto non è ancora stato recepito pienamente. Per essere veramente efficiente deve naturalmente tenere conto del contesto aziendale, della struttura dei documenti archiviati e delle esigenze dei clienti. La semantica non funziona bene senza contesto. Se io le dico “Topolino” che cosa capisce? Ma se io lo accosto a parole diverse, ad esempio “Fiat”, o “Fumetto” o “Disney” o “dei dentini da latte” cambia totalmente la sua immagine mentale. Questo è quello che facciamo noi. E all’utente viene scaricata la parte maggiore del lavoro, quella meccanica, e si può concentrare su task in cui la creatività e l’empatia danno quel valore in più che serve in ogni azienda.

Perché scegliere voi?

Siamo un’azienda giovane e fortemente innovativa, abbiamo ricevuto diversi riconoscimenti in questo campo.
In un mondo che cambia così velocemente è fondamentale avere tool aggiornati che permettano di essere competitivi in ogni settore dell’azienda. Bisogna liberare risorse dai task ripetitivi per reinvestirle negli ambiti più innovativi e soprattutto bisogna riuscire a gestire tutta questa conoscenza che le aziende hanno nelle loro banche dati e non sfruttano.
Lo sa che quando si apre una nuova selezione pochissime aziende vanno a guardare le candidature spontanee arrivate via email oppure quelle reperite nelle scorse selezioni?

Dato che non sono legate ad un certo annuncio è un lavoro che richiede troppo tempo. Con Opus non c’è questo tipo di problema. Magari proprio tra quei cv che non si ha il tempo di considerare è nascosto un lavoratore eccellente, che è un asset di un’importanza pazzesca ai nostri giorni. Davvero vogliamo rischiare di perdere questa opportunità?

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