giovedì 23 agosto 2012

Le nuove vecchie tesi del minimarketing - 3



Ho scoperto solo di recente, ne faccio ammenda immediata, l'intrigante saggio provocatorio di Gianluca Diegoli, molto presente on-line come è ovvio e padre del Minimarketing, un modo affascinante di intendere la relazione con il cliente, purtroppo oggi ancora sconosciuto non ai web-markettari, ma a chi dovrebbe essere addetto al settore.


Il saggio si intitola  
91 discutibili tesi per un marketing diverso
ed è scaricabile anche gratis sotto forma di pdf molto elegante oltretutto. Ecco qui accanto la copertina. 

Son passati quasi quattro anni dalla proposta di Gianluca e quindi, in questo mondo così veloce, alcune di queste tesi sembrano scontate. Non lo erano nel 2008.

Mi interessa riproporne alcune in questa seconda parte di agosto per condividere con voi le idee che ne scaturiscono e confrontarle con lo stato dell'arte del marketing e dell'imprenditoria delle PMI nostrane.

Sperando nella vostra partecipazione e nei vostri contributi ovviamente.

Grazie a tutti
Paolo




tesi nr. 41

Il danno provocato dal venditore incapace sarà più alto del risparmio che avete ottenuto con il suo contratto a basso costo - chi avrà avuto contatti deludenti, non lo terrà per sé. Se vendete al telefono, ogni trucco vi si ritorcerà contro come passaparola negativo. E no, i report di vendita non tengono conto di questo.



Un colpo al cuore: come togliere potere alle vendite per darlo al marketing. E in un mondo, quello delle PMI, dove vendere significa stabilire relazioni nelle quali mostrare quando è bello il mio prodotto, è quasi un attentato di lesa maestà. Eppure, questa violenza è necessaria. Capire che non tutto è monetizzabile nell'istante, ma che esiste una dimensione che guarda al futuro... beh questo sì che è vincente. 



lunedì 20 agosto 2012

Le nuove vecchie tesi di minimarketing - 2


Ho scoperto solo di recente, ne faccio ammenda immediata, l'intrigante saggio provocatorio di Gianluca Diegoli, molto presente on-line come è ovvio e padre del Minimarketing, un modo affascinante di intendere la relazione con il cliente, purtroppo oggi ancora sconosciuto non ai web-markettari, ma a chi dovrebbe essere addetto al settore.


Il saggio si intitola  
91 discutibili tesi per un marketing diverso
ed è scaricabile anche gratis sotto forma di pdf molto elegante oltretutto. Ecco qui accanto la copertina. 

Son passati quasi quattro anni dalla proposta di Gianluca e quindi, in questo mondo così veloce, alcune di queste tesi sembrano scontate. Non lo erano nel 2008.

Mi interessa riproporne alcune in questa seconda parte di agosto per condividere con voi le idee che ne scaturiscono e confrontarle con lo stato dell'arte del marketing e dell'imprenditoria delle PMI nostrane.

Sperando nella vostra partecipazione e nei vostri contributi ovviamente.

Grazie a tutti
Paolo




tesi nr. 9

Non ha importanza il numero di ripetizioni del messaggio, soprattutto se non volete ascoltare la nostra risposta. Dopo il primo, diventa solo fastidio e rumore di fondo. Immaginate la vostra reazione se qualcuno vi chiedesse più volte la stessa cosa, e poi si disinteressasse della risposta. Uguale.


Affascinante l'idea: a mare la radio, a mare la televisione. Usa la rete e inizia ad ascoltare: mettiti a rispondere, fai domande e suscitale, impara ad usare i nuovi strumenti del web e non metterli in mano ad un tecnico inesperto. Ma smetti di pensare che un buono spot urlato -e un sito mal fatto è la medesima cosa- risolva i tuoi problemi di conoscenza. Quello che conta oggi è la reputazione. Che è tutt'altra cosa.

venerdì 17 agosto 2012

Le nuove-vecchie tesi di minimarketing - 1

Ho scoperto solo di recente, ne faccio ammenda immediata, l'intrigante saggio provocatorio di Gianluca Diegoli, molto presente on-line come è ovvio e padre del Minimarketing, un modo affascinante di intendere la relazione con il cliente, purtroppo oggi ancora sconosciuto non ai web-markettari, ma a chi dovrebbe essere addetto al settore.


Il saggio si intitola  
91 discutibili tesi per un marketing diverso
ed è scaricabile anche gratis sotto forma di pdf molto elegante oltretutto. Ecco qui accanto la copertina. 

Son passati quasi quattro anni dalla proposta di Gianluca e quindi, in questo mondo così veloce, alcune di queste tesi sembrano scontate. Non lo erano nel 2008.

Mi interessa riproporne alcune in questa seconda parte di agosto per condividere con voi le idee che ne scaturiscono e confrontarle con lo stato dell'arte del marketing e dell'imprenditoria delle PMI nostrane.

Ne pubblicherò 6, da oggi al 3 settembre prossimo, due a settimana, il lunedì e il giovedì, sottoponendole al vostro commento.

Sperando nella vostra partecipazione e nei vostri contributi ovviamente.

Grazie a tutti
Paolo




tesi nr. 8

Al saturarsi dello spazio "ricettivo" delle persone il valore da attribuire all'esposizione tende a zero. Invece di aggiungere ulteriore rumore, è più conveniente insegnare alle persone a filtrarlo, o fornire loro strumenti per farlo. Aumenterà la vostra reputazione nella conversazione.


L'annoso problema di cedere know-how: il suggerimento di GLuca è molto chiaro ed efficace. Superare la sindrome de "il mio prodotto è più bello perché l'ho fatto io" per iniziare a diventare promotori di cultura, fornitori di conoscenze essenziali che facciano risparmiare tempo e denaro ai clienti.
E se poi comprano comunque dalla concorrenza? Perché adesso non lo fanno di già? In che modo puoi distinguerti da loro? 



sabato 4 agosto 2012

Let's lunch! Pranziamo insieme?

Scroll down to reach English post - thank you 




Oggi fare rete è un comandamento, networking è una parola magica, quasi un incantesimo. In effetti talvolta il mantra “fare rete” appare più del wannamarketing piuttosto che un vero e proprio approccio strategico.  Ciò detto è anche vero che la costruzione di una rete –è la terza volta in quattro righe, ma proprio non trovo un sinonimo sensato- è la strada che può aiutarci a camminare insieme verso la fine del tunnel –e lontano dai dirupi- e a vincere come con la luce di Galadriel l’oscurità, quasi disperata, con la quale ci ha avvolti questa crisi che sembra senza fine.
Perché alla fine siamo persone e viviamo di relazioni e amiamo condividere idee e spunti e aiutarci gli uni con gli altri. E alla fine ci fidiamo più di chi conosciamo di persona che di pubblicità, comunicati che sembrano poi così lontani dalle nostre sofferenze quotidiane.
Per cui ogni strumento che possa aiutare a connettersi, a fare quel lavoro che secondo l’approccio Tipping Point di Malcolm Gladwell   dovrebbe essere appunto del connettore,  per lo meno merita una sperimentazione. Per capire se aiuta a creare legami professionalmente validi oppure se millanta ciò che poi appunto alla fine non mantiene. Con questo spirito ho provato  Let’sLunch: un aggregatore che  permette di proporre un pranzo insieme (pranzo, non cena: per quello ci sono i siti per cuori solitari) a persone che hanno interessi comuni o che posseggono competenze che si desidera esplorare meglio e che condividono il medesimo territorio di movimento. Se all’estero, specie negli USA, ha grande successo, da noi è agli albori e le persone disponibili al momento sono poche. Ma vale la pena riempire di più il database.
L’ho sperimento e devo dire che ne sono uscito soddisfatto: una occasione interessante per iniziare a conoscersi, scambiare idee, imparare cose nuove, dare una mano.
Sarei curioso di sapere che cosa ne pensano altri che hanno provato. Anche all’estero.
E sono felice di accettare inviti a pranzo; sia chiaro: si paga alla romana!

English post


Networking is mandatory and seems to be the new mantra. Although sometime it looks like a spell more than a strategic approach, I do totally agree that this is the best way to walk together towards a new light, to overcome the darkness that this neverending crisis is pouring on our lives. Because at the end of the day we are human and we do love sharing ideas and hints and help each other. And we do trust people we know much more than advertising or anything else which seems to be too far away from our daily connections.
Therefore any new tools that help us to make new contact, to expand our network should be tested at least before deciding it won’t work or it’s not suitable to our way to establish relations. Having this in mind I experimented Let’sLunch: what’s that? Is a website that offer to connect people with close interests through lunches. When you write down your profile you point out which city or part of the city you would define your territories and propose to have lunch to people working in the same area with close interests.
I did and were satisfied.
Since this connecting way is brand new to Italy, while seems to be very common in the US and other countries, I would welcome the experience and results of other people from  abroad to know what do they think about. And from Italian guys who experienced that too.
I found it useful to get new ideas, get new spirit and widen my network.
It’s up to you know: let’s lunch together! I’m available to be invited.

giovedì 2 agosto 2012

La virtù dei clienti





Che la rete sia sempre più sede di opportunità e di innovazione è ormai assodato. La possibilità di essere creativi e reinterpretare il mondo degli affari è l’asso vincente di Internet in tutte le sue forme: dai social network ai portali ai blog. Una ulteriore conferma di come anche l’Italia non resti indietro, anzi grazie alla nostra inventività, sfruttiamo al massimo le potenzialità offerte.  Virtubuzz ne è un esempio: oltre 6.000 Partite Iva iscritte spontaneamente in cinque mesi. Un vero boom che ha decretato il successo della prima community dove i fornitori votano i clienti.
Nata a novembre 2011, Virtubuzz è già diventata un punto di riferimento per migliaia di possessori di Partite Iva e imprenditori di tutta Italia, e i numeri continuano a crescere.  La necessità di avere un clienti che paghino è oggi vitale per i piccoli, che rischiano di vedersi “suicidare” da partner o clienti che quando non truffano, tardando a pagare mettono in difficoltà professionisti e PMI. Alzi la mano chi non ha avuto almeno un cliente o un sedicente partner d’affari che non l’ha lasciato a leccarsi le ferite?

Abbiamo chiesto ad Andrea Ragno, ideatore e manager di Virtubuzz come gli è venuta questa idea e come sta funzionando il suo sito.

1) Qual è lo scopo che si pone il vostro sito?

In primis, aumentare la trasparenza nei rapporti lavorativi tra clienti e fornitori di servizi. In altre parole, aiutare i nostri utenti a formarsi un'opinione sul nuovo partner commerciale o cliente prima di stipulare un qualche accordo in via definitiva. Come ci è venuta l'idea è facile intuirlo, a noi per primi è capitato di trovarci in situazioni spiacevoli, ad aver dato fiducia e comprensione a realtà che poi si sono rivelate tutt'altro che rispettose del lavoro altrui. Ci siamo semplicemente chiesti: “Non sarebbe bello sapere prima con chi si a che fare?”. E da lì è cominciato tutto.

2) A chi è rivolto? chi trae vantaggi da essere parte di questa comunità?

E' rivolto a tutti i professionisti e gli imprenditori, a chiunque lavori con Partita Iva e fornisca un servizio a terzi. Virtubuzz è costituita da una rete di persone unite dalla stessa esigenza: lavorare serenamente. Ci piace pensare ai nostri iscritti, presenti e futuri, come ad un “club”, un gruppo affiatato ma, allo stesso tempo, esclusivo che crede nell'importanza della trasparenza e che ha un'idea precisa di quanto sia importante non svalutare la propria attività professionale.

3) Quali sono i criteri per essere definiti virtuosi?

La regola madre è il rispetto di un'etica professionale, che si può riassumere nell'inflazionatissima espressione: patti chiari, amicizia lunga. Quindi, il punto di partenza è il rispetto degli accordi.
Crediamo, allo stesso tempo, che la “virtù”, anche all'interno di un contesto aziendale, sia riconoscibile soprattutto nel momento in cui ci si trova in difficoltà. Voglio dire, è capitato a tutti di trovarsi in una situazione sfavorevole improvvisa, la differenza sta nel modo in cui questa viene gestita. 

4) In quale modo questo può aiutare l'economia italiana?

Quante aziende chiudono perché non hanno più liquidità? I miei debiti di oggi sono i tuoi di domani. Questa terribile catena di insoluti che mette in ginocchio le aziende va necessariamente spezzata, gli enti devono tornare a poter fare credito, solo in questo senso è possibile pensare a una ripresa economica.  

5) Che ruolo ha il web secondo voi nel favorire le PMI?

Cruciale, soprattutto per la cosiddetta “online reputation”. Credo che il concetto di web 2.0 sia chiaro più o meno a tutti, ebbene, oggi, le persone, in veste di utenti, si formano un'opinione su un prodotto, un servizio o un'azienda cercando le informazioni online. Il problema, se così vogliamo chiamarlo, consiste nel fatto che il web è un territorio “selvaggio”, dove a ognuno è consentito  esprimere un punto di vista su un determinato argomento in piena libertà. Sia chiaro che l'assenza di censura sul web è di per sé, e nonostante tutto, un bene. Quello che Virtubuzz si propone di fare è di incanalare le opinioni dei fornitori di servizi verso i propri clienti verso un “luogo sicuro”, autorevole. Quello che si sentiamo di garantire è il fatto che ogni opinione espressa sia il frutto di un solo unico utente e che questo utente sia realmente un'azienda. D'altronde un'opinione è un'opinione e non ha valore in sé ma solo se messa a confronto con la totalità delle opinioni. 

6) Quale strategia dovrebbe seguire una azienda per essere virtuosa?

Mettersi in gioco. Segnalare, comunicare, essere trasparente, discutere, informarsi ed informare. Tenere un comportamento virtuoso e aspettarsi che gli altri facciano lo stesso. In un qualche modo, pretendere che gli altri facciano lo stesso.

E una azienda virtuosa nei pagamenti è un’ottima occasione di vendita referenziata!

sabato 21 luglio 2012

Le Officine di Pietro





Lo propongo dall’apertura di questo blog: fare rete oggi è diventato indispensabile. Non solo per trovare così nuovi contatti, per facilitare l’azione di referenza nella vendita –anche quella di idee se non altro- ma anche, e oggi ce n’è particolare bisogno, per scambiare sostegno, per sorreggersi a vicenda.. Non so quantificare quanto questi blog ad esempio, o la mia attività sui social network mi abbia prodotto in termini di progetti. So però che ho trovato molti amici e molte persone delle quali posso fidarmi a dalle quali ho imparato molto. La rete di sicuro produce rassicurazione e conoscenza. Tra tutti i vari portali e network merita menzione particolare che ha compiuto da poco un anno. Si tratta di Officine Italiane Innovazione: molto più che un portale o una comunità. Si tratta, potremmo dire, di uno strumento utile a comprendere il mondo del lavoro. Pietro Bazzoni è l’ispiratore di questo oceano che si affaccia su due sponde: la realtà virtuale e quella reale. Gli ho chiesto di aiutarci a capire che cosa sia e che valori offra questa sua “creatura”
Pietro che scopo ha e a chi è diretto Officine Italiane Innovazione? 
Le Officine Italiane Innovazione sono un social network pensato e costruito per facilitare le relazioni di lavoro comune, in primis tra gli imprenditori italiani. Volevamo colmare un’assenza: esistono reti digitali per far incontrare e dialogare tra loro le persone, esistono reti digitali per facilitare l’incontro tra manager e professionisti, non c’era un network rivolto nello specifico ad imprenditori.
La conferma della bontà di questa intuizione ci arriva dalle statistiche sui nostri iscritti: ad oggi il 65% di loro si è qualificato come Titolare d’impresa.
Nel corso di questi primi 14 mesi di vita – le Officine sono on line dal 1° maggio 2011 – abbiamo coinvolto nel social network anche un migliaio di operatori internazionali, imprenditori e buyer di tutto il mondo, alla ricerca di fornitori italiani.
Questo per rispondere all’esigenza più sentita oggi dagli imprenditori italiani: allargare i confini del loro mercato, verso i paesi esteri.

2) Quale vantaggio hanno gli imprenditori italiani a frequentare il sito?
Le Officine mantengono l’impianto proprio di tutti i Social Network: iscrizione gratuita, possibilità di consultare le pagine profilo di tutti gli iscritti (oggi, 30 giugno 2012, quasi 8.000), mandare loro messaggi privati, promuovere a costo zero la propria azienda attraverso l’apertura di discussioni nella sezione Forum oppure aprendo un Gruppo Tematico, attorno a cui radunare altri imprenditori che condividono gli stessi interessi oppure il medesimo progetto imprenditoriale.
Tutto questo gratuitamente.
Non solo! A differenza dei più comuni Social Network, una Redazione modera quotidianamente la community, proponendo contenuti sui temi del fare impresa e predisponendo ogni settimana un report – inviato a tutti gli iscritti – con la selezione delle opportunità di business più rilevanti presenti all’interno della community.
Le Officine vogliono accorciare le distanze tra imprenditori: basta perdere tempo! In maniera informale ed estremamente semplice è possibile entrare in contatto con nuovi partner, clienti, fornitori. Poi servirà tempo e lavoro per rendere fecondi questi incontri, ma questo è proprio il lavoro dell’imprenditore!  
 Sappiamo inoltre quanto sia importante potersi incontrare faccia a faccia: per questo all’interno delle Officine c’è un Club, composto da oltre 150 imprenditori – a cui tutti sono liberi di iscriversi con una quota annuale pari ad una cena offerta ad un cliente – che stabilmente si ritrovano dal vivo oppure in videoconferenza, senza neppure spostarsi dai rispettivi uffici!
Il Club è la punta avanzata delle Officine: alla quotidianità dell’incontro in digitale si sommano appuntamenti periodici in cui rinsaldare i legami ed approfondire le rispettive proposte di crescita aziendale, anche con l’aiuto di esperti qualificati.

3) Che differenza c'è tra Officine Italiane Innovazione e KNOW NET?
Le Officine Italiane Innovazione – il social network per imprenditori – nascono dall’esperienza di KNOW NET srl, una società di consulenza, nata a Como nel 2005, per supportare le imprese nei loro processi di innovazione.
L’attività non si è mai fermata e decine di imprese hanno lavorato con noi per mettere a punto un nuovo prodotto, ripensare la loro strategia aziendale, avere un aiuto nella conduzione della loro organizzazione.
Il primo cliente di KNOW NET è sempre stata… la stessa KNOW NET! Lavoriamo costantemente per innovarci ed essere pionieri di un nuovo modo di fare impresa: potremmo dire che le Officine sono il nostro prodotto più innovativo, il nostro “oceano blu”!

Per scoprire di più su Pietro e sulle sue “creature” c’è anche YouTube, dove trovate numerosi video su interventi interessanti di Bazzoni . Ecco qualche link utile

mercoledì 11 luglio 2012

Visual shopping per PMI

Ripubblico volentieri questo articolo apparso sul blog PMI-dome a firma Mirko Zago che trovo decisamente interessante ed utile


Buona lettura e attendo commenti.
Grazie ancora all'autore



Visual shopping: strategie di e-business per le PMI

Lo sviluppo delle PMI passa attraverso il Web e si arricchisce dei vantaggi apportati dalla stimolazione visiva. I social come Pinterest puntano a diventare dunque, il futuro delle imprese




In un periodo di crisi, come quello attuale, che le PMI  si trovano ad affrontare è necessario scoprire e utilizzare tutti gli strumenti che consentano di innovare e rafforzare la propria struttura produttiva, razionalizzando i costi. Ecco dunque, che diviene necessario puntare su nuovi mercati per comunicare idee, esperienze e visione aziendale. Certamente lo strumento leader, capace di garantire la massima divulgazione mantenendo i costi contenuti, è il Web, attraverso non soltanto siti vetrina ed e-commerce, ma anche e soprattutto attraverso i Social Network. Si tratta, infatti, di strumenti capaci di offrire opportunità uniche, che mettono velocemente in contatto la struttura aziendale con i propri clienti, fornendo preziosissimi feedback da rivendere nel settore marketing.

Nella rosa dei social network più apprezzati dell’ultimo periodo figurano, affianco agli inossidabili, Facebook e Twitter ancheGoogle + e Pinterest. Quest’ultimo, nato a marzo 2010, ha visto una accelerata nel numero di utenti di portanza elevata: da 1,2 milioni di iscritti ad agosto 2011 si è raggiunta quota 4 milioni a novembre 2011 fino a toccare 11 milioni ad inizio 2012. Il trend di continua crescita testimonia l’affermazione di uno strumento riconosciuto da molti come l’evoluzione dei network di image sharing come Flickr e da altri come la piattaforma futura prediletta per il visual shopping. Una cosa è certa: se l’attrazione degli utenti passa necessariamente attraverso lastimolazione visiva, Pinterest può trasformarsi in un’opportunità per molte imprese. 
Poche informazioni sulle abitudini di utilizzo del servizio da parte degli utenti possono bastare per avere una panoramica delle potenzialità. 
Mediamente visitano il sito 1,5 milioni di utenti che vi rimangono in media 16 minuti, la capacità di creare referral traffic è molto più elevata rispetto ai network concorrenti, tra gli utenti che hanno sentito parlare di network di condivisione di immagini il36% ha come riferimento Pinterest e in particolare la propensione all’acquisto rispetto agli utenti di Facebook sarebbe quasi doppia.

Scopriamo insieme le potenzialità di questo strumento, cercando di capire come sfruttarlo al meglio per la crescita della nostra azienda.

Storytelling
Una impresa può trarre vantaggio dall’utilizzo di Pinterest sfruttandolo per potenziare una strategia di storytelling o improntarne una. Si tratta di una “metodologia e disciplina che usando i principi della retorica e della narratologia crea racconti influenzanti in cui vari pubblici possono riconoscersi. Lo storytelling è oggi massicciamente usato dal mondo dell'impresa, dal mondo politico, e da quello economico per promuovere e posizionare meglio valori, idee, iniziative, prodotti, consumi” (tratto da Wikipedia). Attraverso la pubblicazione di immagini tematiche si può rafforzare la storia attorno al proprio prodotto permettendo di conquistare l’interesse del pubblico stuzzicando la sua fantasia, la sua necessità di essere rassicurato e voglia di avere nuovi stimoli. Raccontar storie può esser utile per alleviare i timori, attirare l’attenzione, acquisire credibilità e veicolare il proprio messaggio in maniera più performante.

Utilizzo dei testimonial
Pinterest è il canale giusto per immettere online in maniera ingegnosa non solo le foto dei prodotti, che di per sé potrebbero avere poco appeal, ma anche quelle di eventuali testimonial ingaggiati. Sfruttando il campo sensoriale della vista il vostro prodotto potrebbe essere percepito con un’acquisita qualità e rinomanza. La strategia vincente di affiancare prodotti a volti noti è quindi assodata ma il potere di interazione e diffusione è assolutamente nuovo.

Metterci la faccia!
Più banalmente Pinterest potrebbe essere una buona vetrina per mostrare le vostre creazioni creando un portfolio online, unavetrina virtuale in cui sia dato anche spazio allo staff di professionisti che si impegnano a sviluppare e seguire il prodotto in ogni fase. L’utente è solitamente curioso, vuole sapere non solo “cosa c’è dietro” ma anche “chi c’è dietro”. Il fatto di metterci la faccia può essere un aspetto premiante. Naturalmente non bisogna scadere nell’esagerazione, se la percezione è un eccessivo autocompiacimento si può ricorrere ad un effetto opposto risultando antipatici. 

Contest e concorsi
Interessante è anche il coinvolgimento dei clienti che questo strumento può aiutare ad innescare. Oltre al tipico approccio social è possibile aumentare ancora di più la gratitudine verso il cliente coinvolgendolo in “apparizioni” (sto suggerendo di far caricare al cliente foto in cui posa con i prodotti acquistati) che giocheranno doppiamente a vostro favore. Aiutano a confermare la credibilità del vostro marchio incentivando la fidelizzazione e dall’altro pongono il cliente in un piedistallo…virtuale ovviamente, ma poco importa. 
“L’autoreferenzialità non si addice alla conversazione online, dove è opportuno, secondo noi, applicare l’ascolto” – si legge in un’intervista apparsa sul blog ufficiale di Pinterest al responsabile della agenzia di comunicazione che cura i profili social della pasticceria industriale Vicenzi. Oltre a queste sagge parole, Vicenzi rappresenta anche un ottimo esempio di applicazione dello storytelling sfruttando l’immagine e un esempio altrettanto riuscito di applicazione di dinamiche di gioco e partecipazione. Gli utenti sono chiamati ad interagire con il profilo aziendale su Pinterest (costruito attorno alla figura immaginaria della maestra pasticcera Matilde Vicenzi) pubblicando diverse foto al fine di creare la bacheca più bella (questo indirizzo il riassunto delle “actions” a cui i partecipanti sono chiamati per concorrere alla vittoria). Si tratta di uno dei tanti esempi che dimostrano come Pinterest, al pari di altri social network possa essere uno strumento flessibile e al tempo stesso potente ed economico.

Analisi di mercato
Pinterest ben si presta ad essere utilizzato anche come banco di prova. E’ possibile coinvolgere gli utenti affinchè esprimano la loro opinione su un determinato prodotto (magari prima di commercializzarlo) tarandolo sulle loro effettive aspettative ma è anche possibile studiare il comportamento dei visitatori al fine di stabilire qual è il prodotto che attrae di più, quale quello con più mercato, quale quello preferito dalle donne, quale quello preferito dagli uomini e così via. Le analisi di mercato sono a portata di monitor, basta saper sfruttare tutti gli input a disposizione usando anche un po’ di ingegno. 

Vendere su Pinterest
Se giunti a questo punto avete ancora delle perplessità sul potere di “engagement” di Pinterest la recente ricerca condotta daBizrate Insights su 3.741 acquirenti online provenienti da Usa e Canada può dare un’ulteriore conferma. Alla domanda “Ha mai acquistato un prodotto o un articolo dopo averne vista l’immagine su una community di image sharing come Pinterest?” Il 32% ha affermato di aver acquistato. Di questa percentuale il 26% ha condotto l’acquisto cliccando direttamente sull’immagine caricata nel social network, mentre il 6% ha rintracciato il prodotto autonomamente in rete su altri siti. Un buon 37% ha risposto di non aver acquistato ma di aver identificato prodotti appetibili. Il 10% di questi utenti hanno rinunciato all’acquisto perché i prodotti non erano disponibili o non rintracciabili mentre il 26% lo ha fatto per mancanza di tempo nella ricerca. Si tratta di dati che già testimoniano la propensione degli utenti ad utilizzare network di image sharing per informarsi sui prodotti e condurre acquisti spesso trovando incentivo sul richiamo visivo e sui call-to-action (richiesta di far qualcosa, come ad esempio cliccare su un’immagine, visitare uno store online, esprimere una preferenza ecc.). 

Su Pinterest si compra, su Facebook si commenta
Secondo lo studio già citato in apertura, condotto da Steel House, gli utenti di Pinterest sarebbero il 79% più propensi ad acquistare i prodotti visualizzati rispetto agli utenti di Facebook. Il 33% di essi afferma di aver acquistato prodotti visti sul news feed del social network o sulla bacheca degli amici rispetto al 59% di utenti che avrebbero comprato su Pinterest. Il paragone è ancora lontano invece sul grado di condivisione delle scelte e acquisti effettuati a confermare che Facebook è ancora il canale preminente per informare gli amici circa le proprie “soddisfazioni” da shopping (55%) seguito da Twitter (22%). Pinterest si deve accontentare del 14% seguito dal 5% di Instagram. Vista la crescente imposizione del mobile internet, la ricerca ha provato ad indagare anche le abitudini di interazione degli acquirenti utilizzando lo smartphone. Si è evidenziato come il 43% degli intervistati abbia scaricato l’applicazione specifica di un determinato negozio per apprezzarne il catalogo prodotti (32%), effettuare acquisti (22%) e conoscere sconti e offerte (26%). Quasi un terzo di essi ammette di preferire però gli acquisti attraverso l’e-commerce classico. Ciò che per l’ennesima volta viene confermata è la fiducia data alle recensioni degli altri utenti. Nel 98% dei casi esse rappresentano l’elemento di maggior influenza sulla decisione finale nel caso di acquisto online ed è proprio per questo che il 72% dei consumatori legge sempre i commenti e consigli altrui anticipatamente. 

Ancora una volta la reputazione dell’azienda si gioca prevalentemente online e si misura in larga parte sulla capacità di alimentare un flusso comunicativo positivo, un e-buzzing non polemico ed accattivante che necessariamente passa attraverso i social network. Pinterest è quel libro delle favole con il quale nonni e genitori invocavano Orfeo nell’età della nostra fanciullezza affinchè venisse ad abbracciarci e ci regalasse dei sogni d’oro. Oggi in pochi click possiamo anche portarci a casa un feticcio di quel sogno. Basta solo abbandonarsi alla seduzione del racconto, farsi condurre al prodotto e… procedere con la carta di credito. Tutta un’altra storia.

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