martedì 12 febbraio 2013

SAVE your company - Cambio di rotta nel marketing


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La versione italiana è qui sotto: scorrere per trovare il testo in italiano.


From 4P to SAVE and maybe else. What’s that? A squeezed tweet? Or a mathematical formula? Just the evolution of marketing from the traditional statement that imposed to all marketers to take care of
Product
Place
Price
Promotion
to a new one which goal seems to be to

Solution
Access
Value
Education

Yes, SAVE your company helping you to make the difference.
Now what changed? The role of the customer: from being naïf and a passive listener to what companies had to teach her to an active role where interaction is dominant.
Now that sounds good and we all believe it’s true and relevant. The problem is: how to do it? It’s simple to discuss about promotion, price and to magnify the superb qualities of my product, but when it came down to talk and listen to clients, that’s difficult.
How could we start listening to clients? Where?
Well, from the web could be a chance.
What do you think?

La versione italiana




Da 4P a SAVE a che cosa altro?
Non è un tweet abbreviato o uno scioglilingua, è la frontiera del marketing la sua evoluzione. Se un tempo era l’indicazione di Kottler, se è vera la leggenda che assegna a lui l’acronimo originale, che imponeva ai marketer di tenere in conto
Prodotto
Pubblicità o promozione
Prezzo
Posizione del prodotto quindi canale di stributivo
oggi sembra che tutto sia cambiato e ci si debba preoccupare di
Soluzioni
Accesso
Valore
Educazione
per potersi distinguere.
A orecchio suona corretto. Ma perché?
Perché il consumatore è diventato consumaTTore come dicono molti, da soggetto passivo e un po’ ineguno si è fatto protagonista, interprete del meccanismo comunicativo. Vuole dire la sua, interagire.
Lo sappiamo tutti.
Bene: come farlo è un problema, se non sai da che parte cominciare: ad esempio cercando di ascoltare il mercato, anche quello estero. Magari iniziando dal web.
Ci sono idee?



domenica 10 febbraio 2013

Hweat! We Inklinga! - Storytelliamo!



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La versione italiana è qui sotto: scorrere per trovare il testo in italiano.


Let’s storytell! That seems to be a must in recent marketing. Why? Well first of all because it’s nothing new. Actually storytelling is as old as humanity. Just it was known with a different label: mythology. We, the people, or better say the humankind, started telling tales from the beginning. And it’s a really a neverending story. We do share emotions and our inner life in stories.
So it’s important to talk about storytelling: I tried to collect articles and posts and videos to build a sort of best practices library before writing a post but then give up. Too much material and since I’m not like Stonewall Jackson, able to withstand and stop the flow, I decided to start telling my story.
And asking your support to go on in the narrative flow, to add your thought to this fairy tale about an entrepreneur that was so in love with his products that he wasn’t able to tell but how beautiful they were and how efficient and so on.
The guy unfortunately discovered quite soon that nobody wanted his products, like the matches of the Poor Little match Girl, and to avoid burning everything down to withstand the winter of our discontent he needed to find out a different way to promote his creatures  -that what actually he believed his creations were!- and to attract people he stated telling where he once belong and how he came out to design the solutions he was then offering to the market.

Stories can win trust and trust is the basic ground to get clients.

Recently we could appreciate wonderful stories by Chrysler (our heroes and the farmers a superb way to squeeze a video out of simple pictures!) or by MacLaren.

What could we elso do to promote our brand?



La versione italiana



Indubbiamente il tema del giorno è lo storytelling: ho provato a raccogliere un po’ di link per preparare un post, magari più di uno, e discutere su questo tema, ma poi ho rinuniciato. Come può uno scoglio arginare il mare?
Tornerò dunque più volte sul tema perché mi affascina. E inizio citando questo post di Tre W che con estrema chiarezza spiega perché le storie acchiappano e come impostarle.
Vorrei poi partire a dare il mio contributo citando nel testo alcuni articoli ai quali si può fare riferimento. Vorrei rispondere a una sola e semplice domanda: “Perché questa storia di raccontare storie piace?”. E come posso sfruttarla a mio vantaggio per vendere?
1)   Iniziamo a dire che lo storytelling non è affatto una novità. In effetti la faccenda è vecchia come il mondo e si chiama mitologia. L’uomo ha bisogno di storie per comprendere e fare proprio. Per dare un nome e un senso alle cose. C’è chi dice, lo fa ad esempio Alessandro Baricco, che alcune parti dell’Iliade siano state scritte per spiegare come fare alcune cose: costruire uno scudo, cucinare un piatto… La storia, il mito, va al cuore perché parla con immagini che la persona poi elabora e trasforma in pensiero proprio. Non abbiamo voglia di farci dire le cose, le vogliamo scoprire.
2)   La storia stabilisce dei legami: è un modo per costruire una relazione intima. E soprattutto permette di uscire da quell’odioso approccio di chi, per farsi conoscere sul mercato, non fare di meglio che cedere all’esaltazione vanitosa del prodotto o del produttore cadendo in certe pubblicità e siti in cui non si dice nulla se non che siamo bravi, belli e buoni e come facciamo noi le cose non le fa nessuno. Peccato che questo lo… fanno tutti!
3)   Allora, invece che parlarti addosso, parla di me, spiegami che cosa mi lega al tuo prodotto, perché dovrei occuparmene, interessarmene. Raccontamelo, raccontami chi sei, da dove vieni, che osa hai fatto nella vita, qual è la tua passione. Oggi c’è bisogno più che mai di fiducia: raccontami di te, tira fuori la tua di storia per farmi capire se sei affidabile. Raccontami ciò in cui credi. Lo ha fatto mirabilmente la Chrysler con i due spot andati in onda durante il SuperBowl: quello sui contadini (i farmer) e quello sui soldati (i nostri eroi). Lo ha fatto la MacLaren con questa dolcissima storia. Tu vuoi ancora raccontare come sono belli i tuoi lampadari e come sei bravo tu a farli per vendere in questo mercato?
4)   Le storie uniscono: come amici che stanno attorno al fuoco e si raccontano l’un l’altro le proprie vicende, le proprie leggende, si stabilisce così un terreno comune, un linguaggio comune.
5)  Va bene per tutti i settori: ecco spiegato con un esempio per il turismo che cosa si possa fare in molti settori. E sicuramente l’amico Massimo Benedetti nel suo Camaleonte può illustrarvelo molto bene raccontandovi anche del suo progetto Terre Riflesse.
Abbiamo bisogno di storie: vogliamo iniziare a raccontarle? A raccontare le vicende della nostra bella Italia per conquistare i mercati esteri? 

venerdì 8 febbraio 2013

Rivamar e MondoPMI - Come il we può aiutare le imprese italiane


Ripubblichiamo volentieri questo post uscito sul sito MondoPMI  un interessante portale che parla di PMI.
Questa intervista mi è sembrata molto importante perché svela come l'innovazione sia possibile e necessaria in ogni settore, e di come il web sia d'aiuto anche per le imprese italiane tradizionali.
Un bel successo questo di Rivamar e un grazie a MondoPMI che ha realizzato questa intervista.



Rivamar: la Piccola Media Impresa più innovativa del settore ittico

Posted by 
Rivamar
Oggi per la nostra rubrica FuturoPMI parliamo di Rivamar S.r.l., la Piccola Media Impresa del settore ittico nata nel 1988 capace di evolvere la propria strategia di comunicazione in funzione delle nuove tendenze offerte da Internet. I risultati non si sono fatti attendere, al punto che oggi il “caso Rivamar” è uno degli esempi di successo del settore.
Abbiamo intervistato Luca Scarpa, Responsabile Commerciale di Rivamar, concentrandoci sulle attività di marketing digitale. L’intento era capire se tale strategia sia sostenibile ed efficace anche per le aziende meno strutturate che competono con le grandi realtà, scoprendo alla fine che il coraggio e le idee innovative sono la vera chiave per ottenere un vantaggio competitivo duraturo.
Nata nel 1988 come azienda del settore ittico, Rivamar ha da sempre puntato sulla qualità dei prodotti commercializzati  e alla puntualità della catena del freddo e della gestione degli ordini. Da cosa nasce la vostra apertura ad Internet ed ai Social Network?
Come lei ben dice, dal 1998 siamo riusciti a farci conoscere dai nostri clienti per la qualità dei prodotti offerti, per la costanza e grazie ai servizi dedicati; una volta arrivati a questi anni avevamo un’esigenza in più: trasferire il nostro saper fare non solo agli attori del nostro settore ma direttamente ai consumatori finali. Per questo motivo è nata l’idea di sfruttare i mezzi di comunicazione più moderni, il Web nello specifico, cercando di costruire non un classico sito statico, ma di aggredire il Web senza rancori. Ci siamo messi a nudo sui social network che noi tutti ora conosciamo e non possiamo più fare a meno, abbiamo voluto creare il blog IdeaPesce, siamo presenti con video su youtube, abbiamo completamente rifatto il sito aziendale creando spazi nuovi (http://www.rivamar.it/pescapedia), abbiamo poi lanciato sul web la nostra ultima sfida Ristoranet vero e proprio portale per la ristorazione. Sono stato accompagnato in questo percorso dai ragazzi di MarketingArena che si sono dimostrati professionisti in questo campo.
IdeaPesce
Quali sono i vantaggi più evidenti che avete riscontrato grazie all’utilizzo delle strategie di web-marketing?
Mi è capitato di parlare del “caso Rivamar” a persone che fanno parte del mondo digitale e, affrontando il tema dei vantaggi e risultati ottenuti, ho sempre risposto che una volta eravamo conosciuti per la bravura nel fare il nostro lavoro, la capacità di creare nuovi prodotti ricercando sempre la qualità, oggi i nostri clienti conoscono perfettamente il nostro core business e quello che sappiamo fare, siamo inoltre riconosciuti anche come la realtà più innovativa nel settore ittico per la comunicazione che facciamo. Siamo inoltre soddisfatti per i dati tangibili e misurabili come numero di visite e portata dei contenuti, entrambi in crescita costante.
Quanto hanno influito i social nella vostra brand awareness? Rispetto al passato, cos’è oggi Rivamar agli occhi dei clienti?
Penso di aver già risposto in parte a questa domanda, ad ogni modo posso affermare che il nostro settore è ancora abbastanza arretrato, fanno piacere telefonate di clienti che sempre più dicono di aver letto ricette dal nostro blog, che hanno visto il nostro video di Pianeta Mare, oppure che hanno imparato ad usare il QR code grazie alla nostra mini guida, potendo vedere il video di come si puliscono le Canocchie dell’Adriatico. Sicuramente la nostra brand awareness ne ha risentito molto positivamente.
Date molta enfasi alla cosiddetta “esperienza cliente”, fornendo consigli, ricette e proprietà nutrizionali del pesce. Ritenete che l’attenzione al cliente sia la vostra vera fonte di vantaggio competitivo rispetto le aziende concorrenti?
Il punto di forza che nel tempo ci ha distinto dai nostri competitor diretti è l’attenzione al prodotto nella sua creazione, mi spiego meglio: tutte le referenze che escono da Rivamar vengono testate all’infinito provate nelle nostre case e mangiate ogni giorno da noi in primis, cerchiamo di migliorarle costantemente e di crearne di nuove puntando su prodotti di alta qualità. Come dice mio padre, non abbassiamo mai la guardia, la soddisfazione del cliente arriva di conseguenza e rimane la costante di ogni ora spesa nel nostro lavoro.
Rivamar 2
In conclusione, quale consiglio ritiene utile dare agli imprenditori che stanno vivendo un periodo di difficoltà a causa della crisi?
Questa è forse la domanda più difficile a cui rispondere, penso che in un periodo come questo l’unica soluzione sia rimboccarsi ancor più le maniche, non aspettare che il lavoro arrivi ma continuare a mettersi in discussione. Un mio amico ha avviato da poco la sua attività nel settore immobiliare/costruzioni e posso assicurarvi che grazie al suo impegno, al suo lavoro e alla costanza che ci mette sta avendo molte soddisfazioni. Tutti i settori secondo me hanno potenzialità, il futuro è la nicchia!!

mercoledì 6 febbraio 2013

Google+: un nuovo modo di condividere di Simo Pozzi




Google+: un nuovo modo di condividere    guest post di Simo Pozzi



G+ mi intriga e mi spaventa. Mi riprometto sempre di interessarmi al suo funzionamento ma non trovo mai il tempo (o la voglia? l'interesse?) per farlo. 
Mi ha molto colpito questo articolo apparso sul blog di Stefania Boleso, una amica prima ancora che una professionista che stimo molto, firmato da un'altra donna di grande professionalità che mi onora della sua amicizia: Gabriella Sannino. Parla del successo di GooglePlus.
Dunque è evidente che non posso trascurare più di conoscere questo strumento. Quale modo migliore per imparare che chiedere a chi conosce bene il mezzo e ha voglia di raccontarcelo.
Ecco come è nato il guest post di Simona Pozzi.


“Cosa diresti ad un amico per farlo entrare in Google+?”  Mi sono posta questa domanda quando ho organizzato  un breve incontro al Lab121 sulle pagine business. Si tratta di un social, certamente, ma con connotazioni diverse da Facebook che siamo abituati ad usare per passatempo e per condividere stati dy’animo e passioni.  Entrata in Google+ per curiosità, come tester nel 2011, non mi sono sentita subito coinvolta. Volevo capire le dinamiche e come utilizzarlo al meglio, soprattutto perché era poco frequentato in Italia e solo da esperti di web marketing.
Google+ non è solo un altro sito da visitare. È un nuovo modo di comunicare attraverso tutti i prodotti Google. Se utilizzi Maps, Gmail, YouTube, la funzione di ricerca o qualsiasi altro prodotto di Google, Google+ ti aiuta a condividere le cose giuste con le persone giuste”.

Questa definizione di Google mi ha affascinato; in particolar modo la frase:  “è un nuovo modo di comunicare” e da qui è partito il mio desiderio di approfondire.
In effetti, è’ una sorta di ibrido tra Facebook e Twitter; consente di seguire qualcuno senza essere seguiti a propria volta. Come su Twitter, si possono taggare i propri post con un hashtag e, tramite l’hashtag ,si possono seguire temi ed utenti , conoscendo persone che hanno gli stessi interessi.
Grazie alle cerchie che consentono d’inserire utenti, si organizzano i propri contatti e soprattutto si condividono i contenuti solo con le persone a cui si vuole mostrarli. Un utente può appartenere a più cerchie e le cerchie stesse possono essere condivise per aumentare la visibilità. A proposito di condivisione, proprio qualche mese fa è stato promosso  in rete il giovedì come  #circleday .
Ricordate  il #followfriday di Twitter? Ecco su Google+ non si invitano i followers a seguire
un account attivo ed influente, ma si condividono cerchie tematiche, tipo “esperti italiani di comunicazione” , “coworking”. Il #circleday ha consentito di ampliare moltissimo i contatti e di seguire gruppi già ben strutturati. Un’ottima idea!
E’ sempre possibile commentare e ricondividere i post ed  usare il simbolo “+” per taggare le persone o i brand e, cliccando  “+1”,  si possono segnalare le preferenze verso uno specifico contenuto.
Il +1 buttom, tramite la Social Search, consente di dare maggiore visibilità ai risultati all’interno della SERP.
Quindi, in sostanza,  perché utilizzare questa piattaforma? 
Perché, come dicono i veri geek, consente più delle altre di trovare quello che si sta cercando e di interagire con persone che condividono gli stessi interessi.
Google+ è diventato un vero e proprio luogo di scambio di idee e di professionalità, grazie anche all'ausilio delle Communities  che sono nate a fine 2012. In un giorno soltanto sono state create  communities di ogni tema dal più geek come “Wordpress Italia” e di settore come“EspressoCoworking “, dedicato al lavoro e coworking, al più fantasioso “Cani & Gatti”.
Ogni giorno Google ci sorprende con nuove attività accessibili da Google+:  i  video ritrovi  (i cosiddetti  hangout) utilizzabili come spettatori o come organizzatori e partecipanti attivi; gli eventi che si possono pianificare, invitando pubblicamente od individualmente; le foto con caricamento istantaneo  da poter condividere; la chat integrata;  Google Play, oltre ovviamente a tutta la sezione Pagine Business e Local .
Per  tutti questi motivi non è possibile restare insensibili a questa piattaforma , le cui previsioni di sviluppo e crescita sono sempre più significative.
Secondo voi, avrà ancora dubbi il mio amico? 



Per maggiori informazioni puoi consultare:
-       introduzione  ai servizi:
-       centro assistenza ufficiale di Google+ in cui puoi trovare suggerimenti e tutorial sull'utilizzo del prodotto, oltre ad altre risposte alle domande frequenti.  

Ringrazio personalmente Simonetta Pozzi, autrice di questo post, e appassionato membro del gruppo del Camaleonte, fondato da Massimo Benedetti e molto attivo nel campo del marketing e dei social media.
Ecco una breve (auto)biografia di La Simo, come si è chiamata su Facebook: 
Esperta di direct marketing da più di 10 anni.
Appassionata del mondo web e social.
Nella sua esperienza lavorativa si è specializzata in campagne politiche ed è interessata allo sviluppo del coworking a livello locale e nazionale.

lunedì 4 febbraio 2013

Biznik non è uno Sputnik


Ho pubblicato sul blog dedicato all’export questo post che cerca di motivare la necessità di una strategia di (web) marketing anche, e vorrei dire forse soprattutto, per quelle imprese che intendono esportare.
Ho trovato lo spunto trovate in questo bell’articolo di Vena Jensen Blitsch canadese, che pubblica le sue riflessioni su Biznik.
In realtà è proprio di Biznik che vorrei parlare per condividere con voi questo portale che intriga per due ragioni: si propone come strumento per collegare il mondo virtuale a quello reale e si estende in tutto il mondo.
L’idea è semplice: creare comunità locali che interagiscano via web e abbiano l’occasione di incontrarsi faccia a faccia. Non è poi così nuova: da Linkedin con i suoi hub locali (MilanIn) ad esempio, ai club di H2Biz,  ai gruppi spontanei che nascono su Facebook, il tentativo di coniugare virtualità e realtà per fare rete sono molti.
Ciò che colpisce di Biznik è l’ampiezza geografica –ci sono comunità locali ovunque anche in Italia sebbene siano abbastanza scarne (a Milano siamo iscritti in 3!)- e la possibilità di interagire con comunità di altre città, quella magari che abbiamo in mente di “invadere” con i nostri prodotti.
È inoltre una interessante vetrina per pubblicare articoli che ci permettano di accrescere la nostra reputazione proprio in quelle nazioni o città dove si vuole essere presenti.
Come ogni altro strumento on-line Biznik ha un difetto che mi produce molta irritazione: richiede tempo, e onestamente ormai non so quasi più dove trovarlo.
E voi?

mercoledì 30 gennaio 2013

Giraffando, per non morire....




L’occasione fa l’uomo astuto: o per lo meno aguzza l’ingegno e stimola la creatività. È così un fiorire di iniziative nel luogo ormai più battuto del pianeta, la rete, per trovare nuove e stimolanti, si spera, idee per facilitare il collegamento e quindi il business. Dopo aver presentato Oltreilpassaparola il sito che permette ai clienti soddisfatti di segnalare gli artigiani virtuosi, ecco la volta della comunità di Giraffare, che il dr. Maurizio Caporusso, co-fondatore, ci presenta illustrandoci scopi e peculiarità.

Qual è lo scopo del sito Giraffare?
Giraffare® è la prima business community tra aziende e professionisti, un marketplace dove si incrociano domande e offerte di servizi e prodotti promozionali con modalità social shopping (coupon).
L’idea prende corpo all’interno della neonata società di consulenza e vendita di servizi alle imprese, UPCUBE srl, i cui promotori provengono da decennali esperienze professionali dirette ad aiutare le aziende a sviluppare i propri progetti di crescita con le potenzialità innovative del mondo global, local, glocal.

A chi si rivolge?
Giraffare si rivolge a TUTTE le aziende. Dall’inizio di quest’anno abbiamo lanciato la nuova versione della piattaforma dove abbiamo inserito una delle prime novità del 2013: il servizio PROMOZIONI. Si tratta di sezioni tematiche dove le aziende possono in aggiunta o in alternativa alle offerte con coupon, acquistare uno spazio pubblicitario per pubblicare delle promozioni con link al proprio sito.

Come funziona?
Ci si registra al sito con un proprio account con la semplice indicazione dell’indirizzo di posta elettronica. Periodicamente si ricevono via mail offerte commerciali opportunamente profilate a condizioni vantaggiose con limite di adesioni. L’utente può promuovere una sua offerta e può acquistare offerte di altri, richiedendo il prodotto o servizio tramite coupon ( pagamento con bonifico o carta di credito).  L’acquirente avrà un periodo medio lungo per richiedere il prodotto/servizio direttamente all’impresa inserzionista. L’impresa venditrice accoglierà il nuovo cliente con la massima attenzione per puntare sulla fidelizzazione: ha acquisito un nuovo cliente senza alcun investimento in comunicazione e distribuzione, semplicemente rinunciando ad una parte del prezzo di vendita del coupon.  Inoltre l’impresa inserzionista potrà migliorare il proprio sistema d’offerta sviluppando diverse offerte con differenti proposte commerciali che avranno un feedback rapido ed efficace: il numero di adesioni!
Periodicamente si ricevono via mail anche le promozioni di servizi o prodotti pubblicizzati nelle sezioni promozioni.

Che vantaggio ne hanno i sottoscrittori?
 Nel modello Giraffare ogni impresa può essere al tempo stesso un potenziale acquirente e un potenziale offerente: qui gli affari si fanno TRA le impreseTutti gli iscritti potranno contribuire a far risparmiare l’azienda, acquistando i prodotti o i servizi a condizioni vantaggiose e gli stessi utenti potranno a loro volta promuovere le loro offerte. Se non si trova un’Affare di proprio interesse, è possibile inviare una richiesta del servizio o prodotto che occorre.

In che senso è definibile social shopping?
Il nostro modello di business utilizza i meccanismi dei social network: permette di scatenare il passaparola e di raggiungere in poche ore una notorietà mai vista prima in così poco tempo.

Come sfruttare al meglio la proposta di Giraffare?
E’ proprio in questo momento di crisi economico-finanziaria che vanno attivati tutti i meccanismi sinergici e innovativi per aiutare le aziende a non fermarsi, a rilanciarsi con la propria capacità di innovare e con i propri prodotti e servizi. Occorre pensare a sistemi innovativi che possano facilitare gli scambi commerciali e produttivi tra le aziende italiane puntando su soluzioni pensate global ma attivate local, in termini di ricerca di nuovi sbocchi di vendita e di continuo stress dei costi. E' in questo complesso scenario che è nata l'idea di un servizio che permetta alle aziende di piccole e medie dimensioni di acquisire nuovi clienti proponendo i propri servizi e prodotti a costi ridotti con una formula dell' "invito a provare", senza costi fissi e senza sprechi. Le crisi portano con loro delle opportunità uniche per cambiare, percorrere nuove strade e cercare diversi e più innovativi modi di proporsi.

lunedì 28 gennaio 2013

Mirroring creativity - La creatività a specchio


English text first, to get the italian version scroll down.

La versione italiana è qui sotto: scorrere per trovare il testo in italiano.


Creativity and brand or self reputation: here the mix that can make the difference and help us bump up from the mob and be noticed. Actually what’s reputation? Is a promise of faithfulness, a taste of what we are and we could be for other people. So if we want to improve our reputation and claim our value we should start thinking that the way we do it is somehow so important that we should pay a lot of attention of what we are doing. I’m not just remembering that the media is the message, but also considering that, for instance, if you want to state your creativity… well you have to do it in a creative way.
And this is what this French guy did, Philippe Dubost, web product manager, promoted himself in such an unusual and creative way (click here to see) that he was really affirming his creativity in such a multiple way he was really successful.
What could we do to find out so different way to assert our difference? I think humor could be a good source to take from.
Any suggestion? Samples?
Could we ask Philippe to tell us more about his performance?


Ecco la versione italiana


Geniale! E da prendere come spunto efficacissimo!
La creatività diventa necessaria nell’affermare la propria reputazione. Che in effetti che cosa è se non la promessa di essere affidabili? Costruendo la nostra reputazione cerchiamo di dare un anticipo, un assaggio di ciò che siamo e che possiamo fare per i nostri clienti. Quindi nel farlo dobbiamo dimostrarlo: è come un gioco di specchi nel quale ci mettiamo alla prova due volte (almeno). Per ciò che affermiamo e pretendiamo di essere e per come lo facciamo.
Certo sappiamo già che il mezzo è il messaggio ma qui credo ci sia di più: la necessità di confezionare una proposta che sia al contempo già esempio. Prendi la creatività: come fai a pretenderti creativo se non lo fai in modo creativo?
È quello che ha fatto questo francese, Philippe Dubost, web product manager,  in cerca di occupazione, del quale ha parlato anche recentemente il CorSera, che ha pensato bene di promuoversi in un modo così brillante da ricevere subito centinaia di proposte di lavoro. (Per vedere come clicca qui).
Che cosa possiamo fare per trovare strade così geniali per fare la differenza ed emergere dalla massa di aziende e professionisti che fanno il nostro medesimo mestiere?
Dove attingere idee? Ho la sensazione che l’(auto)ironia sia una fonte potente: ma verrà compresa in questo paese che fa ancora dell’ostentazione personale una strada privilegiata anche se spesso sbeffeggiata e deserta? E se provassimo a chiedere a Philippe qualche idea?
Personalmente mi sarebbe piaciuto lanciare la campagna "adotta un consulente a distanza!", che faccia il verso a Save the children per chiarire la sofferenza dei professionisti o delle PMI in questa crisi che sembra non finire mai.
Che ne dite?

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