mercoledì 30 marzo 2016

Francesca Ungaro: lo sguardo acuto sulla realtà del web


Francesca Ungaro guarda le cose con una particolare dolcezza, senza che questo ne corrompa la lucidità. Anzi. È quello sguardo pacato e profondo che sa andare ben oltre la superficie, ed estrarre senza paura ciò che ha trovato. Per questo apprezzo molto il suo lavoro in rete e sul blog di FranzRusso nel quale gestisce una rubrica tutta sua, che non a caso si chiama InsideWeb .
Ecco che cosa ci racconta di sé e della sua professionalità

1) Con l'occhio della Psicologa, come osservi le dinamiche sui Social Media? Quali megatrend vedi?
Ciao Paolo e, innanzi tutto, grazie dell'opportunità che mi dai con la tua intervista.
Rispondo con schiettezza e semplicità alle tue domande ed è un vero piacere.

Con l'occhio della Psicologa - come dici tu - ho due punti di vista opposti tra loro che mi sorgono naturali: quello di "sorvolare" la foresta e quello di analizzare ogni precisa corteccia d'albero.
E' facile per me, infatti, osservare i Social Media e le sue dinamiche con uno sguardo complessivo, dall'esterno, e questo mi aiuta molto a capire dove stiamo andando e, soprattutto, come ci stiamo andando.
Sicuramente posso dirti che ci si sta muovendo piuttosto armonicamente, in ogni campo a suo modo – certo – ma con obiettivi unici. La direzione per tutti è, senza dubbio, quella dell'Internet of Things e della Realtà Aumentata, eppure – sembra un paradosso e non lo è – sono le Persone ad essere sempre più al centro.
Perfino più dei Brand.
Perfino più delle novità quasi quotidiane delle piattaforme Social.
Le Persone sono sempre più al centro per chi si occupa di Ecommerce, Customer Care e Customer Esperience. Le Persone sono l'oggetto di chi si è specializzato in Storytelling. Perfino i mercati sono sempre più condizionati dalle Persone, piuttosto che dalle Aziende.

Tornando alla foresta e agli alberi, il mio lavoro sul Web è estremamente verticale. Mi occupo quasi esclusivamente di Content Curation, sul blog del mio amico e maestro Francesco Russo, che mi ha voluto come partner su
http://www.franzrusso.it/ dedicandomi una vera e propria rubrica: http://www.franzrusso.it/insideweb/
I post che scrivo sono tutti relativi ai temi psicologici che sottostanno alla Comunicazione e al Comportamento sul Web. Un campo piuttosto complesso che mi sforzo di "alleggerire" per renderlo comprensibile a tutti. Il mio scopo è sempre quello di portare alla riflessione chi mi legge.
Se da un lato andiamo in contro con ansia alla Realtà Aumentata, questo "porre al centro le Persone" non può che significare il bisogno di Umanizzare tempo, lavoro, spazio, casa, come avessimo bisogno di essere rassicurati che la Tecnologia del futuro ci faciliterà la vita, ma non ce la porterà via.

3) Il problema del Tempo sui Social è vitale: che cosa consigli?
Il problema del Tempo – riformulando la domanda – è essenziale nella vita in generale, oggi, caro Paolo. E' diventato il lusso maggiore, la nostra ricchezza più grande. Ne ho scritto qui: http://www.franzrusso.it/condividere-comunicare/il-tempo-la-risorsa-piu-rara-e-preziosa-sul-web/
Per quanto riguarda la pubblicazione dei post sui vari Social, invece, non mi sono mai molto fidata delle regole: credo più alla propria esperienza personale.
Temi psicologici come quelli che scrivo io sono "senza scadenza", evergreen, per cui si possono riproporre più volte nel tempo.
Temi caldi e News, invece, andrebbero condivisi immediatamente, in real time. Io, tuttavia, tendo a riproporli anche in orari diversi: non tutti lavorano sul Web e il nostro scopo è Informare anche chi si connette più raramente.
4) Quanta "verità" ci può essere nelle Relazioni in Rete?
A mio avviso molto poca.
E so che dicendo questo posso stupire diverse persone.
Non credo sia possibile - per quanto lo possiamo volere – essere veramente noi stessi sui Social Network. Ci possiamo andare molto vicino. Sfiorare quella verità di sè.
Il problema è che voler piacere, e quindi creare un proprio personaggio, è un condizionamento troppo forte per non falsificare almeno un po' la propria immagine.
http://www.franzrusso.it/condividere-comunicare/piacere-agli-altri/
Tuttavia, negli ultimi due/tre anni, il concetto di Credibilità e di Coerenza di se stessi si è intensificato moltissimo. Non a caso, il numero di incontri reali tra persone che si sono conosciute lavorando in rete è cresciuto esponenzialmente, grazie a corsi di formazione, occasioni di lavoro o intrattenimento.
Ci si vuole incontrare nella realtà, guardare negli occhi, confermare a noi stessi che l'empatia sentita in Rete è il riscontro di un sentimento reale.

5) Quanto serve un approccio psicologico nella Vendita?
Tantissimo e sempre di più.
Come dicevo all'inizio, le Persone sono sempre più al centro.
In un Ecommerce, l'obiettivo è trasformare un cestino pieno in acquisti reali: per raggiungerlo oggi si è pienamente consapevoli che il cliente non solo deve venire trattato come individuo, ma debba anche avere la migliore Customer Experience possibile.
Per un Brand, usare lo Storytelling significa coinvolgere lo spirito del cliente senza farlo sentire solo un utente. La storia stimola la sensibilità ed emoziona.
L'importanza sempre maggiore che i Social Media danno ai Video in Live Streaming è un altro esempio dell'intenzione di coinvolgere il più possibile il pubblico.
Non a caso, la miglior teoria e tecnica di vendita in Psicologia si chima Tayloring, ovvero la capacità di "ritagliare sul cliente", sui suoi desideri, sulle sue aspettative, sulle sue "misure" il prodotto che gli vogliamo vendere.
6) e nella Comunicazione in Rete?
Ancora di più.
La Consapevolezza di come avvengono le Relazioni in Rete, a mio parere, è ancora piuttosto scarsa.
Proviamo a pensare, ad esempio, al tema di "Che cosa Condividiamo in rete". Vince ancora il gruppo degli amichetti, non la maturità psicologica di guardare oltre.
Come nella realtà, facciamo gruppo e nel gruppo – o gruppetto - restiamo. A costo di perdere opportunità di crescita personali, umane, creative.
In Rete ci sono le stesse rivalità e le stesse amicizie che nascono tra colleghi d'ufficio, solo che noi "SocialCosi" nascondiamo più facilmente le nostre emozioni vere.
Oggi siamo costretti a Cambiare praticamente ogni giorno della vita: perché è così difficile Cambiare? Che cosa cercano secondo te le persone nei diversi Social Media? Quali gli Errori più grandi dai quali stare alla larga?
Ho scritto un paio di articoli sulla difficiltà e sulla paura del Cambiamento.
Eccoli:
http://www.franzrusso.it/condividere-comunicare/la-difficolta-del-cambiamento-fuori-e-dentro-il-web/
e
http://www.franzrusso.it/condividere-comunicare/la-paura-di-unidentita-nuova-nella-vita-e-sul-web/
Riassumendo, ti posso dire che la Difficoltà consiste nel fatto che generalmente cerchiamo le Soluzioni nel posto sbagliato, perché tendiamo a non uscire dalla Zona di Conforto in cui, pur volendo cambiare, siamo abituati a muoverci. Ne abbiamo una Paura immensa, perché Cambiare comporta per forza un momento di smarrimento, di totale disequilibrio, un salto nel vuoto. Uscire dai nostri vecchi vestiti e ritrovarci nudi prima di indossarne di nuovi.

Cosa cerchino le persone nei diversi Social Media è una domanda molto difficile.
Da Psicologa, di getto, mi verrebbe da risponderti: di piacere agli altri pubblicamente. Di trovare il maggior numero di conferme di sé
Il che non è affatto un male, perché quasi tutte le nostre azioni hanno questo scopo, più o meno inconsciamente.
Se mi fermo un attimo a riflettere, tuttavia,  mi viene da chiedermi se le persone cercano in realtà più la notizia che l'incontro e il confronto con altre persone.
Abbiamo scelto di lavorare sui SocialMedia per avere più possibilità di interagire con gli altri, di crearci davvero un nostro Network, o i SocialMedia li usiamo per mettere in mostra noi?
La risposta riesco forse a dartela rispondendo all'ultima domanda: gli Errori da non fare.
Perdere la nostra Natura. Perdere la nostra Coerenza. Chiuderci in una torre d'avorio di sapienza
che non serve a nessuno, perché più ti chiudi agli altri meno sarai ascoltato.
Fingere. Si sente la finzione: ha un odore che si sente da lontano. Perché un conto è crearci un'immagine pubblica professionale, un conto è prendere in giro le persone, prima di tutto se stessi. Non interagire: condividere solo il proprio lavoro, quello del proprio gruppo e non aprirsi al confronto.
Non leggere. Commentare i post senza averli letti perché quello che interessa è dire la propria opinione. Questo, però, non è un confronto: leggi. E leggi ancora, perchè non è detto che tu non possa imparare qualcosa in più.
E ascolta. Ascolta prima di parlare. Perché non è detto che la tua opinione sia necessaria.

giovedì 17 marzo 2016

Noi abbiamo creduto e conosciuto


Si impara sempre da tutto. Tutto diventa occasione per migliorare nella gestione della propria impresa, dei propri affari.
Perché la vita offre sempre spunti, spunti importanti, basta saperli cogliere e calare nella nostra realtà, qualche che sia. 
Così capita che mi giunga alle orecchie un famoso brano del Vangelo, quello in cui Pietro risponde, a nome di tutti gli apostoli, ai quali Gesù ha chiesto se, come altri discepoli, anche loro desiderino abbandonarlo, che no, loro non lo abbandonano perché loro hanno creduto e conosciuto che è il Messia.
Creduto e conosciuto.
Non il contrario. 
Non conosciuto e creduto.
Interessante, anche per gli affari.
Perché vuol dire che prima si crede, cioè ci si fida, poi si conosce, cioè si impara a stimare e ad apprezzare. Non il contrario.
Vuol dire che prima di fare affari con te, andare a capire, andare a comperare, devo fidarmi, credere, mettermi nelle tue mani.
Vuol dire quindi che ciò che dobbiamo innanzitutto creare è la fiducia, creare autorevolezza, diventare affidabile agli occhi dei potenziali clienti.
Devo prima conquistare la tua fiducia e solo dopo la tua stima: prima c'è l'abbandono poi la ragione. Non perdo tempo a capire cosa vuole offrirmi chi non si rende credibile, affidabile.
Staremo mica parlando di content marketing e social selling? 
Che ne dite?

lunedì 7 marzo 2016

Nasce Travel For Business: fare affari viaggiando per affari e non solo



Rosemarie Caglia è sempre stata all'avanguardia: le sue idee sono sempre state capaci di creare novità e offrire opportunità nuove.
All' inizio del millennio fu sua intuizione quella di valorizzare il ruolo del Travel Manager nelle imprese, trasformandolo da "operaio delle prenotazioni" per i colleghi, in stratega del Business Travel. Dopo alcuni focus group nei quali si studiava questa nuova professionalità si passò a dei veri e propri Master in TravelManagement ai quali fui onorato di contribuire.
Oggi, dopo una prestigiosa carriera, Rosemarie ha scelto di puntare su una novità: e lancia Travel for Business, un portale che presto diventerà community per sostenere i "viaggiatori seriali" delle PMI, gli artigiani, i professionisti, gli imprenditori ed aiutarli a spremere il loro viaggio. 
Viaggiare per affari e sopratutto fare affari viaggiando: questo il mondo del quale Travel For Business, che già dispone di una pagina LinkedIn, una pagina Facebook e un account Twitter, vuole raccontare. I primi articoli sono già molto interessanti, non solo le interviste a viaggiatori famosi, come la giornalista Paola Bacchiddu, ma anche i suggerimenti su come fare network in viaggio e in particolare negli USA.
Ecco cosa ci racconta Rose a proposito di questa sfida.





Perché ti sei lanciata in questa nuova avventura dopo tanti anni di successi nel mondo del business travel?
Qualcuno potrebbe definirlo b2, biforcazione biografica, che è l’atteggiamento di chi - a un certo punto della vita - dà un calcio alla routine per cercare la propria strada. Io la chiamo semplicemente “passione” per i viaggi d’affari e la nuova strada che ho intrapreso è stata un prosieguo naturale delle esperienze significative che ho avuto negli ultimi 20 anni.
Ho analizzato il mercato, osservato i trend e ho voluto offrire le mie conoscenze a chi è impegnato in prima persona a viaggiare per lavoro, a chi occupa molto spesso il suo tempo professionale, ma anche personale, in trasferta.
L’idea  di creare Travel for business,  la prima community dei viaggiatori d’affari, ha proprio l’intento di mettere a fattor comune le competenze di chi si muove per fare business nel mondo, e condividere la consapevolezza del singolo perché diventi patrimonio condiviso per molti.
           
           Hai parlato di mercato e nuovi trend. A che cosa ti riferisci esattamente?
Da tempo si osserva un radicale cambiamento nel settore, non solo negli aspetti economici, ma soprattutto per i numerosi strumenti tecnologici che hanno mutato la travel experience. I consumatori richiedono sempre più un’esperienza di viaggio personalizzata, sebbene di rado riescano a individuare, da parte dei fornitori finali del servizio, soluzioni che siano davvero interessanti e appropriate alle loro esigenze.
I viaggiatori  vengono subissati da informazioni pubblicitarie e messaggi che spesso finiscono nel cestino o addirittura, nel 70% dei casi, arginati da programmi di antispam o sistemi che bloccano l’advertising sui dispositivi mobili.
Se da un lato non si apprezzano più le pubblicità massive e i messaggi apparentemente senza un fine reale (anzi: si diffida di chi non dichiara i suoi obiettivi), c’è però oggi una popolazione di viaggiatori nuovi e più consapevoli che si dichiara disponibile a partecipare le proprie esperienze con altri e in qualche modo vuol fare del proprio patrimonio personale un patrimonio condiviso.Sono convinta che anche questo sia un aspetto evolutivo dellasharing economy culture, assolutamente in linea con il progetto di Travel for business che avevo in mente con l’obiettivo, appunto, di far incontrare i viaggiatori d’affari per condividere esperienze di viaggio e opportunità di business; in pratica viaggiare per affari ma anche migliorare e apprendere come essere più produttivi quando si viaggia per affari.
I business traveller, sia che viaggino per una grande azienda o per una piccola realtà, vogliono e pretendono informazioni certe, concrete e realistiche, che derivano proprio dall’esperienza di persone simili a loro. Il valore di Travel for business sta proprio nel fatto che le testimonianze raccolte sono indipendenti e imparziali, che il sito è attento a non cadere nelle logiche condizionate di marketing né nelle scelte di business basate esclusivamente (o quasi) sul posizionamento di offerta nei motori di ricerca o sulla forza di alcune categorie di fornitori.

Quindi Travel for business è un nuovo modo di fare informazione nei viaggi?
Travel for business vuole, in primis, essere il punto di riferimento dei viaggiatori d’affari perché mette a disposizione informazioni aggiornate e soprattutto condivise da altri viaggiatori che conoscono le esigenze di chi si muove per lavoro e sanno cosa raccontare e “insegnare” agli altri.
Travel for business è dunque informazione ma anche community. Uno spazio virtuale che diventa patrimonio di tutti i viaggiatori d’affari e che ha lo scopo di aiutare e consigliare le persone a muoversi meglio nel fare business in giro per il mondo.
Perché è proprio dalle esperienze messe in comune che si impara a conoscere meglio una destinazione, una cultura, una soluzione e perché no, anche un’opportunità segnalata da chi è stato prima in un certo posto.Un punto d’incontro per approfondire, scambiarsi opinioni e suggerimenti e magari allearsi nello sviluppo di nuovi mercati, di particolari business.
Perché Travel for business permette proprio di far incontrare persone con affinità professionali esplicite, che non hanno solo bisogno di sapere come muoversi in certi Paesi, ma anche come muoversi in certi contesti di business per affinare le proprie capacità di fare affari.
Insomma, con Travel for business, chi viaggia per affari impara anche come fare affari viaggiando. 

Di che cosa hanno bisogno oggi gli artigiani, i professionisti, le piccole-medie imprese che viaggiano per affari?
Le istituzioni, le camere di commercio e le organizzazioni stanno facendo moltissimo per facilitare le PMI italiane nello sviluppo del loro business all’estero. L’Italia, che ha un grande potenziale con il “Made in Italy”, non è però allo stesso passo di nazioni europee come Germania e Spagna che hanno, invece, saputo trovare nella leva dell’export maggiori opportunità. Inoltre, esistono ancora notevoli limiti sulla capacità di prepararsi adeguatamente al viaggio come opportunità di fare affari.
A questo riguardo, e con il contributo dei miei partner, è stata già strutturata una serie di  percorsi formativi che, indipendentemente o in affiancamento a percorsi già avviati, avranno proprio lo scopo di supportare le piccole medie imprese italiane e gli artigiani a migliorare la loro efficacia nel viaggio sia nella preparazione sia nel momento di incontro con potenziali clienti esteri.
L’obiettivo è offrire loro le conoscenze per cogliere e realizzare più business durante un viaggio di lavoro: come far fruttare al massimo un evento all’estero, come prepararsi a una fiera, come presentarsi a un interlocutore estero o più semplicemente come organizzare al meglio il proprio viaggio e la relativa agenda degli appuntamenti e degli incontri, e dove incontrare opportunità di business all’estero…Ne è un esempio il percorso formativo recentemente realizzato di come usare LinkedIn per espandere le relazioni di business quando si viaggia per lavoro. 

           Come state promuovendovi on-line?
Travel for business nasce come punto di incontro sul web e la community può leggere gli aggiornamenti e i suggerimenti sulla pagina www.travelforbusiness.it; è una realtà naturalmente interattiva, i lettori sono liberi - anzi, sono invitati! – a commentare i servizi e a integrarli. Ma stiamo dedicando anche una grande attenzione alla comunicazione sui canali social. Siamo presenti su LinkedIn, Facebook, Twitter e G+. E per ogni Social offriamo contenuti a seconda dell’interesse e target. Per esempio,su Twitter siamo molto seguiti dal pubblico americano e più in generale estero. Questo a dimostrazione che certe logiche di Social Economy sono più avanzate oltre confine rispetto a quanto avviene nel mercato nazionale. Il nostro canale Facebook invece è indirizzato principalmente a chi viaggia in senso generale, anche per piacere, e così può cogliere dai suggerimenti opportunità per migliorare le future esperienze di viaggio.
Ma qualche estensione al leisure travelling non toglie che Travel for business nasce per i business traveller ed è quindi il loro portale, sono loro stessi che ne integrano i contribuiti e contribuiscono a costruirne l’identità . Così avviene in una community e così sarà sempre più grazie al contributo di chi diventa TFB Author, Contributor o più semplicemente viaggiatore più consapevole.

Quali sono i prossimi sviluppi di Travel for business
Oggi, a poco più di un mese dal lancio del portale, abbiamo già qualche migliaio di viaggiatori d’affari che ci seguono regolarmente e addirittura il nostro portale è stato proposto in alcune intranet aziendali per la condivisione e crescita di esperienze della popolazione viaggiante.

Il nostro obiettivo è sviluppare una formula di maggiore interazione con i viaggiatori che si muovono per lavoro e offrire via via nuovi vantaggi che riescano concretamente a tradursi in maggiore produttività quando si viaggia per affari.

giovedì 25 febbraio 2016

Siamo leader di settore! Differenziarsi così? Non benissimo!



Ho provato perché mi ero arrabbiato. Sì, perché quando per radio senti TRE pubblicità, che già ti seccano perché in macchina vuoi sentire la musica, non sproloquiare di materassi, spurghi fognari e caldaie, ma poi tutte e tre le imprese si definiscono "leader di settore", allora propria ti.... girano.
Per due motivi
  • il primo è che non ti basta affermarlo per esserlo, e pensi davvero che io corra a comperare da te perché sei leader di settore?
  • il secondo è che manchi di fantasia, se ricorri ancora a queste definizioni tipo "così bianco che più bianco non si può"
Così ho fatto la prova: e i numeri parlano da soli.
In Italia ci sono 665mila aziende leader di mercato, quasi 11 milioni di aziende leader nel settore (quale settore?) e addirittura 13 milioni 600 mila aziende innovative. 
Prima considerazione: fosse vero! Avremmo un PIL che manco Cina, Brasile e Usa messi insieme.
Seconda considerazione: considerato che non può essere vero -basta guardarsi in giro- perché senti il bisogno di descriverti così? Non hai fantasia? Non hai un contenuto migliore da presentare? 
Che cosa vuol dire dinamico, innovativo?
Oggi devi differenziarti, la domanda alla quale devi fornire una risposta è una sola e semplice: "perché devo comperare da te invece che da un tuo concorrente?". E credimi "perché siamo dinamici, innovativi e leader del settore" non è la risposta giusta.
Serve una mano?

martedì 23 febbraio 2016

Rp e Sport System: un corso per conoscere dinamiche e strategie





Volentieri ospito la presentazione del corso di Elena Puliti a proposito di Comunicazione, PR e Sport. 


Negli ultimi anni, con l’avvento delle pay tv e del web, lo sport ha svolto una funzione di comunicazione, diventando un linguaggio internazionale ma con una dimensione che tiene conto delle nostre radici e la valorizzazione del territorio. Questo ha portato a un cambiamento radicale nel modo di comunicare, ma soprattutto l’esigenza da parte delle società sportive, di passare dal volontariato al professionismo anche nella comunicazione.
Nel corso di formazione “Relazioni pubbliche e comunicazione sportiva”, a cura di Elena Puliti (Giornalista professionista, consulente per la comunicazione nell’ambito sportivo), le linee di sviluppo saranno affrontate attraverso le principali e più innovative declinazioni: la credibilità strategica della comunicazione di crisi delle aziende sportive, soprattutto nella gestione e il controllo degli strumenti di comunicazione nel web 2.0 l’importanza del rapporto personale del comunicatore d’azienda per presidiare e mediare le notizie, la brand image e lo spin doctoring per gli sportivi e per gli sponsor.
Gli obiettivi e i contenuti saranno fortemente enfatizzati dall’esperienza dei relatori e dalle attività di analisi di case study interpretate da illustri manager e professionisti del settore, tra cui: Maurizio Losa (giornalista ex vicedirettore RAI Sport), Claudio Albanese (head of communication and external relations Juventus football club); Roberto Monzani (social media manager FC Internazionale); Roberto Pelucchi (giornalista della Gazzetta dello Sport), Pietro Pisano (responsabile comunicazione Hellas Verona).
I Destinatari del Corso sono i professionisti in cerca di approfondimenti e aggiornamento digitale nella comunicazione e nel marketing, manager aziendali, consulenti, studenti di marketing e comunicazione, rappresentanti di associazioni.
L’incontro formativo darà diritto al riconoscimento di 100 crediti ai Soci Ferpi in via di qualificazione. Per esigenze di natura organizzativa e logistica, le iscrizioni dovranno pervenire entro il 23 febbraio 2016. Il corso si svolgerà solo al raggiungimento di un numero minimo di 8 iscritti.

Per informazioni ed iscrizioni: casp@ferpi.it

lunedì 22 febbraio 2016

La lezione del rugby: la gestione del tempo



La durata di una partita è di 80 minuti suddivisi in due tempi da 40 minuti ciascuno. La partita poi termina con l’uscita della palla dal campo di gioco o con un passaggio in avanti o con il tentativo di trasformazione di un calcio a seguito di un fallo. Durante la partita si possono avere due tipi di espulsioni: cartellino giallo per 10 minuti, cartellino rosso per tutta la partita. Il cartellino rosso viene dato quando un giocatore commette un fallo grave che mette in forte pericolo l’incolumità dell’avversario, quando avviene una rissa molto violenta o quando un giocatore già sanzionato con una ammonizione precedente minore, viene nuovamente sanzionato. Nel caso di cartellino rosso la squadra deve cercare il più possibile di riorganizzarsi limitando i danni. È punito sempre, invece, con il cartellino giallo il cosiddetto “antigioco”. Cos’è l’antigioco? È qualsiasi azione, commessa da una persona all’interno del recinto di gioco, che è contraria alla lettera e allo spirito delle regole del gioco. In questa categoria, punita sempre con calcio di punizione, in molte circostanze si aggiunge anche il cartellino giallo. L’antigioco comprende:
§  Ostruzionismo: non è possibile intervenire su giocatori non in possesso del pallone; due avversari che corrono verso il pallone si possono spingere solo di spalla; un giocatore di terza linea non deve impedire al mediano di mischia avversario di muoversi intorno alla mischia
§  Gioco sleale: nessun giocatore deve volontariamente infrangere una regola, perdere tempo, allontanare il pallone
§  Falli ripetuti: se una squadra commette infrazioni ripetute ad un certo punto il primo giocatore che la commette nuovamente paga per tutta la squadra con l’espulsione temporanea
§  Gioco pericoloso: non si può placcare al collo, placcare anticipatamente o in ritardo, caricare, trattenere o colpire un avversario senza pallone (eccetto le varie fasi di mischia), pestare o calciare un avversario, placcare a braccio rigido o placcare un giocatore i cui piedi non sono a terra.
Nonostante si giochi in 15 contro 15 avere un giocatore in meno è molto penalizzante. Cosa può fare una squadra per superare indenne questo tempo? Oltre a una riorganizzazione di gioco deve cercare di gestire il tempo. Se si trova in fase difensiva deve placcare a più non posso, ma questo tipo di gioco normalmente consuma ancora più energie, quindi deve cercare di guadagnare il più presto possibile il possesso della palla e gestirla cercando di usare sapientemente i calci per portare gli avversari nella loro zona di difesa. È tutto tempo guadagnato anche quello che passa tra l’uscita della palla, lo schieramento dei giocatori per la rimessa laterale ed il lancio. Se si trovano nella metà campo avversaria devono provare il più possibile a mantenere il possesso attraverso la tecnica del “pick and go” (raccogli la palla e avanza) contro il muro degli avversari con il sostegno dei tuoi compagni delle linee avanzate. Anche questa attività è dispendiosa di energie ma se condotta con efficacia, con occhio al cronometro, può far guadagnare minuti preziosi.

Il Rugby e la formazione manageriale

  • Le scadenze si sovrappongono?
  • È difficoltoso riuscire a gestire le priorità?
  • Le attività urgenti hanno il sopravvento sulla vostra programmazione delle attività?
  • Le interruzioni esterne condizionano le attività che state svolgendo?
  • Vi sentite stressati a causa di imprevisti continui?
  • Essere in grado di usare le tecniche per dare priorità alle cose importanti rispetto a quelle urgenti
  • Riconoscere i “ladri del tempo" ed i modi di occuparvi di loro

Ciò non significa che ciascuno di noi controlla completamente le proprie giornate. Tuttavia, ognuno di noi ha la possibilità di esercitare un certo controllo che, con molta probabilità, è più alto di quanto crediamo.

THIS IS RUGBY



Roberto Rade
Esperto consulente formatore nel campo della vendita, si pone come partner dei clienti per aiutare la forza vendita a sviluppare competenze sempre più capaci di fare la differenza La metodologia con la quale si sviluppa ogni attività d’aula segue i più moderni schemi di apprendimento del Behaviour Modelling. Le tematiche oggetto di interventi consulenziali e formativi, che per la maggior  parte dei casi sono costruite ad hoc seguendo le specificità del settore di appartenenza, comprendono:

•     Marketing
•     Tecniche di vendita base
•     Vendita complessa e BtoB
•     Tecniche di negoziazione
•     Customer service
•     Comunicazione e relazione
•     Public speaking
•     Time management
•     Leadership
•     Motivazione 
•     Problem solving e creatività
•     Team building e Teamwork

•     Coaching

lunedì 15 febbraio 2016

Il mondo dell'e-commerce: intervista a Valentina Sala




Valentina Sala (in coda trovate una biografia ufficiale) è una delle persone più influenti della Rete, almeno in Italia: lo sguardo con il quale analizza le evoluzioni continue dei social media e dei trend è sempre lucido e profondo. Linkedin è il suo campo principale di gioco, nel senso che qui è molto attiva. Anche Twitter la vede molto attiva con un account personale che vanta più di 3600 followers di qualità. Se devo scegliere la sua principale area di focalizzazione indico quella dell’e-commerce. Proprio a proposito di questo mondo le ho rivolto alcune domande. Le sue risposte sono illuminanti

Gestire il marketing di un negozio on-line: quali sono le sfide che affronti ogni giorno?
Innanzitutto Paolo ti ringrazio per l’opportunità di raccontare un po’ del mio lavoro e del mondo dell’e-commerce.
Iniziamo dalla parte che preferisco: le sfide. L’e-commerce porta con sé delle logiche della vendita tradizionale, quindi credo che le sfide principali da affrontare ogni giorno siano 3:
1. portare visitatori al sito
2. creare un ambiente - parlo di prodotti, design, servizi, contenuti - che porti all’acquisto
3. conoscere sempre meglio i clienti già presenti e sviluppare una relazione duratura e di fiducia con loro

Questo significa pianificare attività di promozione e di lead generation più adatte agli obiettivi e al settore, analizzare i dati del sito e delle vendite e modificare strategia e layout in base ai dati raccolti. Ah, il tutto condito da tanti, tantissimi test.


In che modo è possibile sfruttare la rete per promuovere un sito e-commerce?
La rete offre tantissime possibilità di promozione per un sito di vendita online. Ovviamente ognuna ha propri obiettivi, specificità e anche costi!

Andiamo dal keyword advertising al social media marketing, passando per l’influencer marketing, l’email marketing e l’inbound marketing (perdonami tutti questi termini in inglese, ma tradurli in italiano non ha molto senso).

Diciamo che negli ultimi anni le possibilità sono aumentate moltissimo. Alcuni strumenti sono davvero molto efficaci:

- Influencer marketing: ovvero la creazione di relazioni tra brand e influencer di settore in modo che entrambi ne traggano vantaggio. Questa tipologia di attività, è molto più veloce e diretta se fatta online. Ed ha molto più eco.

- Retargeting: o come lo chiamo io ‘ti perseguito finché non compri’, è un modo per andare a colpire con pubblicità mirata e personalizzata chi ha già visitato il nostro sito (o chi ha un profilo simile ai visitatori).

- Social media: interessanti per quello che riguarda la relazione e il dialogo con i clienti e il customer service. Trasparenza, ascolto e fiducia, questi gli obiettivi del social media marketing per l’e-commerce.
Se si tratta di Instagram e Pinterest invece, parliamo di ispirazione

L’importante, quando si redige una strategia di digital marketing, è tenere presente che tutte le azioni compiute sul web sono misurabili. Quindi bisogna mettersi nell’ottica di poter tracciare i dati e analizzarli.

Fai ampio uso LinkedIn: qual è la strategia che pensi sia vincente?
Mi ha fatto piacere leggere l’intervista a Mirko Saini. Da lui e altri amici professionisti ho imparato a vedere Linkedin come uno strumento molto efficace per il personal branding. Ho ancora molta strada da fare, ma ti posso dire che già mettendo in pratica due o tre consigli, i risultati arrivano.
Prima di tutto ho ottimizzato il mio profilo. Job title, descrizione delle varie attività e tutto il resto tenendo sempre bene in mente l’obiettivo: farsi trovare da chi cerca una persona nel mio ruolo e crescere in autorevolezza nel mio ambito d’azione.
Poi cerco di condividere aggiornamenti ogni giorno e di seguire e commentare altri profili di mio interesse. La logica è quella dell’arricchimento personale e dei followers. E infine Pulse: per chi come me non ha (ancora un blog) è davvero uno strumento utile ed efficace per fare content marketing e personal branding.
La costanza è fondamentale ed è anche la cosa più difficile per me. Ma come succede per i piani di marketing, se devo decidere dove investire, come prima cosa guardo quali strumenti mi hanno dato i miglior ritorno sugli investimenti. Posso dirti che per il mio business personale, Linkedin è uno di questi.

Che tipologia di aziende della tua esperienza possono utilizzare la rete per promuovere i loro prodotti?
Tutte, nessuna esclusa.
Gli strumenti sono tanti e tutti differenti. Davvero non riesco a trovare un settore - o una dimensione aziendale - che possa ignorare il web (mobile incluso) per fare promozione.
E’ ovvio che per fare B2B sceglieremo alcune strade piuttosto che altre. Però ti posso dire che all’ultimo corso di e-commerce marketing che ho tenuto, uno degli studenti possiede un armeria e vuole aprire il sito e-commerce per tutta la parte di accessori.
L’importante è partire con lo studio del mercato, l’analisi interna ed esterna e redigere un buon business plan (o la strategia di marketing) e non approcciarsi al web sulla base di mode o per sentito dire.

È possibile raggiungere anche l’estero secondo te?
Assolutamente sì. Il bello della rete è proprio questo: non ha confini.
Di recente è uscito uno studio che dimostra che i gradi di separazione tra le persone sono poco più di 3. Ciò vuol dire che in teoria mi separano solo 3 contatti da Obama o dal Papa.
Ci sono mercati meno facili, come la Cina o la Russia, per via della complessità normativa e culturale. Ma l’internazionalizzazione delle aziende è una delle strade da percorrere senza indugi in questo periodo. E si può fare in modo graduale.
Le imprese italiane sono state troppo ferme dentro i confini, e ora pagano caro il prezzo di aver lasciato campo libero a quelle straniere.

Quali sono le reali opportunità per le imprese italiane, penso soprattutto alle PMI agli artigiani, di crearsi un mercato con l’e-commerce?
Le opportunità sono in crescita, lo dicono tutti gli studi di settore. Purtroppo non è l’eldorado.
L’apertura di un sito e-commerce richiede investimenti importanti, sia per gli studi preventivi, che per l’infrastruttura e il sito e non da ultimo per la promozione e la gestione.
Ci sono soluzioni più o meno onerose sia in termini di investimenti monetari che di tempo e di altre risorse, come per esempio i marketplace: Amazon, Ebay, Etsy solo per citarne alcuni.

Le piccole aziende hanno possibilità, ma devono mettere in conto la necessità di investimenti iniziali e soprattutto di un piano strategico con basi solide.
Insomma, l’e-commerce non è un’attività che si improvvisa o che si ‘prova’.


Un accenno di risposta l’ho dato nella domanda precedente, anche se limitata all’e-commerce.
La rete è uno strumento straordinario perché flessibile, veloce e accessibile a tutti. Ma queste caratteristiche hanno ahimè rappresentato anche un limite. Perché troppe aziende (o persone fisiche) credono di poter improvvisare e fare da soli.

Il primo errore, il più grande, che si possa fare approcciando alla rete è la mancanza di obiettivi e strategia. Troppo spesso vedo account social aperti per moda, senza un perché o una direzione. Oppure investimenti altissimi in pubblicità online fatti senza avere un’idea del pubblico di riferimento e senza aver prima analizzato la propria presenza (vedi il sito internet)

In rete, ma consentimi di dirlo, anche offline, non è possibile applicare un modello di successo a tutti i settori e in tutti i casi. Si deve necessariamente partire dalla definizione degli obiettivi che si vogliono raggiungere e dall’analisi delle risorse a disposizione.
Tutto il resto è pura imitazione.

Un altro errore che costa caro a molti, in rete, è la mancanza di trasparenza.
Parlo per i singoli e per le aziende allo stesso modo. La comunicazione ha perso la gerarchia di un tempo, ora emittente e destinatario del messaggio si compenetrano e confondono in un circolo virtuoso.
Pensare di ‘andare online’ omettendo informazioni o mascherando errori o disfunzionalità non è la strada migliore. La rete non perdona, la rete ha potere. Indaga, conosce, approfondisce. Devi essere disposto a metterci la faccia e ad essere pronto e disponibile al confronto.

Un’altra cosa da non fare è essere approssimativi e incostanti.
Il web è uno strumento complesso e sempre in evoluzione. Per poterlo usare in modo efficace, lo si deve analizzare e conoscere nel dettaglio. Capirne le logiche, le modalità di azione, i linguaggi. Bisogna essere curiosi e sperimentare.
Riproporre la propria presenza offline, tale e quale anche in rete, non ha senso.
Il web è fatto di relazioni. Se si è incostanti e monotoni, il legame si spezzerà.


Sei anche trainer di Social Media strategy:  che cosa ha imparato della tua attività da aula?
E’ un aspetto del mio lavoro che amo follemente, proprio perché mi permette di imparare sempre cose nuove o avere stimoli per approfondirne delle altre.
Affiancare persone o aziende mi ha permesso di conoscere vissuti dei Social che non conoscevo. Punti di vista molto distanti dal mio, ma reali e con cui cimentarmi.
Ho imparato che la cultura digitale non è affatto scontata. E che dobbiamo essere noi professionisti del settore a prendere per mano realtà distanti cercando di far comprendere meglio le logiche di questo mondo ‘astratto’.

Ho imparato che i migliori risultati li ha chi non si approccia ai social in modo tecnico o commerciale. Ma piuttosto chi ha di base una passione viva per la propria attività.
E soprattutto, che non tutti sono portati per questo tipo di attività, mentre troppo spesso sento dire ancora che ‘può farlo chiunque’.



Quanto ritieni possibile e valida la costruzione di un network tra professionisti questo settore?
E’ già realtà. La rete per me è innanzitutto connessione tra persone. Il mio percorso è iniziato grazie ad un tweet. E alla persona che dall’altra parte mi ha gentilmente risposto.
Ci sono moltissimi esempi di networking fatto bene. Sai perché funziona? Perché non possiamo sapere e fare tutto da soli. L’unione fa davvero la forza.
Non è detto che sia facile, soprattutto perché molto spesso la logica individualista prevale sull’obiettivo comune. Non è facile trovare professionisti e colleghi disposti a ‘cedere’ il proprio sapere e a lavorare per qualcosa che non sia solo il guadagno personale.
Ma per fortuna sul mio cammino ho incontrato tante persone che la pensano come me e con le quali è possibile fare squadra.
Non si tratta di volontariato, mi preme specificarlo. Ma di una logica win-win dove gli sforzi dei singoli, se uniti, possono raggiungere risultati molto più grandi



Valentina Sala
E-commerce e web marketing manager.
Aiuto aziende e privati a sviluppare una strategia di vendita online vincente, affiancandoli dall'analisi del progetto fino alla definizione del piano di marketing e alla formazione delle risorse che devono occuparsene.

Sono responsabile dei corsi di formazione su web, social media marketing e e-commerce per OkNetwork digital media agency

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